Naturalmente di fronte all’addio di uno dei protagonisti assoluti dell’ultimo trionfale quadriennio bianconero (contiamo dal 2012, anno nel quale avvenne il suo passaggio alla Juventus dal Manchetser United a parametro zero) è davvero poca cosa, perché Paul Pogba grazie al suo straripante talento ha segnato il passo mettendo prepotentemente la firma su pagine davvero importanti di storia bianconera e del calcio italiano in genere, ma adesso la questione a latere, oltre a trovare un sostituto (Pjanic e Pjaca lo sono solo in parte), occorre trovare un altro giocatore in grado di meritare la maglia numero 10.

Non è ovviamente solo una questione di merchandising. Difficile anche da questo punto di vista superare i numeri di Pogba che grazie al suo nome ha fatto vendere qualcosa come circa 667.000 unità al nuovo sponsor Adidas della Juventus. La 10 in casa Juve è stata sempre e solo questione di onore e dignità. Platini, Baggio, Del Piero e, ultimamente Tevez, sono stati tutti giocatori che hanno reso grande il club rimanendo nella storia della della Signora e del calcio in generale. Anche Pogba, investito di grandi responsabilità, era stato quasi schiacciato dal peso della maglia a inizio stagione, per poi finire col dimostrare di averla meritata a pieno titolo.

Ora quella casacca ha un erede, il suo nome è Paulo Dybala, un altro juventino che ha fatto un po’ di fatica a integrarsi in un club di campione come la Juve ma ha ben presto ripagato la fiducia di tutti con il suo impegno, il suo estro, la sua generosità e soprattutto il suo sconfinato talento con la palla tra i piedi. La Joya è stato uno dei protagonisti dell’ultima stagione bianconera grazie alle sue 23 reti in totale e i 9 assist, uno che quando è stato chiamato in causa non si è mai risparmiato dando il meglio sempre e che ora merita di abbandonare la maglia col numero 21 (altro numero non casuale, visti i precedenti di Thouram, Zidane e Pirlo) per accogliere la mitica 10. E con un prolungamento contrattuale alle porte, fino al 2021, con tanto di ritocco all’ingaggio, passando da 3 a 4 milioni di euro annui.