D’accordo, una doppia sfida contro i volenterosi e nulla più scozzesi del Celtic Glasgow non poteva in nessun modo razionale mettere in discussione la qualificazione della Juventus (foto by InfoPhoto) ai quarti di finale di Champions League. E così, in effetti, è stato: 0-3 a Glasgow, 2-0 a Torino e per gli Hoops solo tanta simpatia per il tifo caloroso (un po’ meno per le lagnanze di Lennon). Eppure, al di là dell’avversario non irresistibile, in questa Europa che si sta scoprendo senza tiranni i bianconeri hanno avanzato una candidatura tutt’altro che simbolica.

Lo dicono i numeri, innanzitutto. Nelle ultime cinque gare di Champions League, la squadra di Antonio Conte ha ottenuto cinque vittorie, condite da 13 gol all’attivo e 0 al passivo. Il mercato di gennaio ha regalato soltanto l’oggetto non identificato Anelka? I bianconeri rispondono con il consueto socialismo realizzativo: tre gol per Quagliarella, due per Marchisio, Vidal, Giovinco e Matri, uno per Vucinic, più un’autorete. E dietro non si soffre quasi mai. Certo, manca ancora la prova del fuoco contro una big europea (il Chelsea di quest’anno, francamente, non lo è), e continua a non convincere l’eccesso di turnover che Conte ha scelto per il proprio reparto offensivo – perché Matri non è titolare? – ma i livelli di gioco e di autoconsapevolezza raggiunti dai campioni d’Italia lasciano ben sperare anche in ottica di uno scontro al vertice. Anche perché, come detto, l’improvvisa fragilità del Barcellona e l’eliminazione del Manchester United – che altrimenti, con la Premier League già in ghiacciaia, sarebbe stata da considerarsi la favorita numero uno per la conquista della coppa – hanno aperto più di uno spiraglio per Wembley fino a qualche tempo fa imprevedibile.