Il golletto con cui il soldato semplice Giaccherini (foto by InfoPhoto) ha regalato alla Juventus tre punti d’oro contro il Catania è forse l’immagine più fedele di quello che, secondo il calendario ufficiale in uso in tutto il mondo occidentale al di fuori di Torino, sarà presto il 29esimo scudetto bianconero. La versione 2012-2013 della squadra di Conte non ha avuto bisogno di top player, né di incredibili performance collettive come quella dello scorso anno, né di grandi attaccanti, per scavare un solco incolmabile tra sé e le pseudo-rivali: i 9 punti che costituiscono il suo vantaggio sul Napoli sono i figli banali della totale mancanza di alternative credibili.

Dopo la sconfitta di inizio novembre contro l’Inter, solo di rado la Juve è stata in grado di sfornare grandi prestazioni in campionato (decisamente meglio ha fatto in Champions League): ha perso tre partite, altre le ha vinte nei finali di gara (il differenziale-punti tra primo e secondo tempo parla chiaro: +17), ha conosciuto le sue crisette interne. Eppure, a inizio marzo ha praticamente messo in cassaforte il secondo scudetto consecutivo. Lo scorso anno, i bianconeri si sono resi protagonisti di un allungo formidabile per bruciare il Milan sul traguardo, mettendo insieme 31 punti su 33 nelle ultime 11 giornate. Quest’anno, è bastato mantenere un passo da jogging domenicale per fare il vuoto alle proprie spalle.

La verità è che la Juve ha corso da sola sin dall’inizio. Inter e Lazio sono state pretendenti allo scudetto solo sulla carta, per poi squagliarsi come neve al sole non appena sono venuti a mancare i vecchi pirati Klose e Milito; il Napoli è stato inghiottito dai suoi limiti strutturali (la Cavani-dipendenza è sotto gli occhi di tutti) e, più in generale, dall’esposizione prematura a una dimensione che ancora non le poteva appartenere; il Milan è partito con 10 giornate di ritardo. Contro nemici del genere, non è nemmeno il caso di tirar fuori l’artiglieria pesante, basta qualche raffica di aviazione. Le truppe d’invasione restano fresche per la campagna d’Europa, a questo punto il vero, grande obiettivo strategico della stagione.