BUFFON 6.5: gli anni passano, anche se non così velocemente come vorrebbe qualche dirigente tedesco dalla lingua troppo lunga, e forse Gigi non sarà più quello che è sempre stato per una decina d’anni abbondanti, ovvero il miglior portiere al mondo per distacco. Ma, Monaco a parte, resta una garanzia e se la difesa bianconera è quasi imperforabile il merito è anche suo

BARZAGLI 8.5: alzi la mano chi, fino al gennaio del 2011, ovvero fino a quando Marotta non lo strappò dall’esilio nella Bassa Sassonia per una manciata di spicci, aveva creduto che dietro questo strano difensore, apparentemente senza mezzi straordinari eppure così straordinariamente efficace, si nascondesse un campione

BONUCCI 7: tra i titolari inamovibili di Conte, è quello che ha conosciuto i progressi più evidenti rispetto alla passata stagione: le sciocchezze in fase di palleggio sono diminuite drasticamente, anche se non del tutto scomparse, e difensivamente è migliorato parecchio

CHIELLINI 7.5: anima agonistica della squadra di Conte, il difensore toscano ha vissuto una stagione travagliata dal punto di vista degli infortuni e non è un caso che la Juve sia andata in sofferenza durante le sue numerose assenze. E la sua zuccata a Napoli è valsa una bella fetta di tricolore

LICHTSTEINER 7.5: il terzino svizzero si conferma elemento utilissimo nello scacchiere di Conte, sfogo costante sulla destra e assalitore pericoloso quando si tratta di inserirsi senza palla. Con la dipartita di Maicon e in attesa dell’esplosione di De Sciglio, è lui il miglior esterno difensivo della Serie A

VIDAL 9: erede tecnico ed emotivo di Pavel Nedved, il cileno sfodera un’altra stagione da urlo, caratterizzata da una partenza a razzo, una pausa invernale e una furibonda primavera, e condendola con dieci gol, compresi quasi tutti quelli dell’ultimo mese di campionato. In mezzo tanta corsa, tante botte, tanta roba

PIRLO 8: il Maître d’œuvre dell’architettura disegnata da Antonio Conte, dirige e delizia con la sua scienza calcistica che non deperisce mai, nemmeno quando la carta d’identità dice che tra poco sono 34. Centro di gravità permanente dei bicampioni d’Italia, torna pure al gol con discreta continuità: cinque in Serie A, come non accadeva dal 2003-2004. Che Madre Natura abbia cura di lui ancora a lungo

MARCHISIO 7.5: un finale di stagione in calando non cancella quanto di buono fatto vedere dall’enfant du pays per tre quarti della stagione. Tre gol in meno rispetto alla scorsa stagione, ma la sua poliedricità (Conte lo ha anche impiegato da seconda punta) gli garantisce un ruolo di primo piano in questa Juve e in quelle prossime

ASAMOAH 6.5: reinventato esterno puro, si presenta al mondo Juve come meglio non si potrebbe. Poi, come spesso accade agli atleti africani, in gennaio disputa la Coppa d’Africa ed è lì che si dimentica corsa e agonismo. Bisognerà aspettare un’altra stagione per capire se i soldi, non pochi, investiti su di lui siano stati spesi bene

VUCINIC 7: a Torino ha abbassato ulteriormente le medie realizzative già non poderose degli anni in giallorosso: poco male, visto che di converso ha alzato notevolmente il suo coefficiente di importanza all’interno di una squadra e, marginalmente, si è anche portato a casa due scudetti. Nove reti, classe a intermittenza, pigro e discontinuo, ma senza di lui la luce si spegne

GIOVINCO 6: il modo brutale con cui è stato tranciato da Cambiasso durante l’ultimo Inter-Juventus è forse il paradigma migliore per parlare di questo giocatore sottodimensionato, che a certi livelli sembra fragile come un guscio d’uovo. Il suo lo fa, soprattutto a inizio stagione (sette reti), ma quando le storie si fanno tese Conte lo toglie dalla mischia. Per il momento, l’eredità di Del Piero si ferma alla linguaccia

POGBA 8: se nel calcio esistesse il premio di “Rookie of the Year”, la matricola dell’anno, non potrebbe che finire nelle tasche del giovane francese. Fisico pazzesco, classe, personalità e quel gusto per il gol pesante che non guasta mai. Piccoli Rijkaard crescono

 QUAGLIARELLA 7: gioca poco, più o meno quanto lo scorso anno, ma segna tanto: otto reti in campionato e quattro in Champions League, comprese quelle al Chelsea e all’Inter. Forse sottostimato da Conte, di certo utilissimo come arma tattica

MATRI 6.5: freccia al ribasso, per il centravanti lodigiano: molte presenze e molte reti in meno rispetto al primo anno e mezzo di bianconero, anche perché penalizzato dalle scelte tattiche dell’allenatore. Lui, però, quando serve c’è sempre: vedi reti al Celtic e all’Inter

CONTE 9: arruolato in pieno Medioevo bianconero, si porta a casa due scudetti in due anni, il secondo senza nemmeno doversi sbattere, e arriva fino a una dignitosissima Top Eight di Champions League. Particolare marginale: la sua Juve gioca bene, a volte benissimo, senza mai rinunciare a somigliare a ciò che è, ovvero una squadra, un organismo collettivo di mirmidoni arrabbiati, e non un mischione di singoli talenti. A proposito di talenti: forse sarebbe il caso di regalargliene qualcuno in più, perché il trucco di mutare l’acqua in vino non può sempre riuscire, e certo logora chi è costretto a farlo

Altri: Storari 6, Peluso 5.5, Caceres 6, De Ceglie 5.5, Padoin 6, Marrone 6, Giaccherini 6, Isla 5, Pepe ng, Bendtner ?, Anelka wtf?!

(foto by InfoPhoto)

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