Premetto: ho fatto 5 gol con Klose al Fantacalcio. Ho l’adrenalina a mille. Ma questa è un’altra storia. Qui parlo della Juventus. Dei Campioni d’Italia. Quando uno vince devi alzarti e applaudire. Puoi inveire, sperare e gufare. Ma quando è finita devi dare onore ai vincitori.

Così faccio io. E lo faccio perché oggi pomeriggio ho pensato più volte a tre persone. La prima è Alessandro Del Piero. Lo scorso anno segnò con l’Atalanta e disse addio alla sua Signora. Oggi scrive sul suo blog: “One love”. Lui, lontano un Oceano e forse più, esulta per la sua Juventus. Ho pensato a lui, messo in magazzino perché il tempo passa e il calcio che non ha riconoscenza, mai ne avrà.

La seconda è Arturo Vidal. Uno che si taglia i capelli da pirla, ma che ha il cuore di un guerriero. Uno che lotta e mena. Uno che mena e lotta. E segna. Mai uno sguardo cattivo, mai una parola fuori posto. Hulk con la faccia da bambino. Ho pensato a lui, che più di tutti incarna l’anima di una squadra che vince nonostante non abbia ancora questo benedetto top player.

La terza è Antonio Conte. Quando è arrivato alla Juventus sapevo cosa avrebbe combinato. Ho sperato non ce la facesse. Ci ho sperato tanto. Ho sperato che fallisse. Ho sperato che quel gol di Muntari venisse convalidato anche a settimane di distanza. Poi mi sono dovuto arrendere. Quelli con le palle d’acciaio hanno il destino dalla loro parte. Quelli che non smettono di crederci neanche quando dormono sono sempre un passo avanti. Ha vinto due scudetti con una squadra che di speciale ha solo il cuore. Ha trasformato la grinta in un’arma micidiale. Ora vuole qualcosa di più. Perché in Europa serve di più per dominare. Spero abbia quel che merita. E spero di batterlo di nuovo, prima o poi. Intanto mi tocca applaudirlo. Ma la cosa non mi pesa. Perché i giganti mi sono sempre piaciuti.

Tre persone. Un triangolo perfetto. Dentro c’è il 31. Un numero primo di Mersenne. Un numero primo primoriale. Un numero che esiste solo nella testa degli juventini. Perché alla fine conta solo quello in cui credi. E chissenefrega il resto. Un triangolo e uno numero primo. Dentro, solo la festa dei miei amici juventini. E io a guardare. Con un lieve sorriso stampato sulla faccia. Dio, come amo questo gioco.

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