Per l’anticipo pre-serale della 35a giornata di Serie A tra Juventus e Cagliari c’è un clima di festa (e non è un gioco di parole canzonatorio per l’allenatore isolano) che pervade l’intero Juventus Stadium, al completo grazie alla sospensione della squalifica della Curva Sud comminata per i fatti del derby della Mole, preludio dei festeggiamenti da parte del popolo bianconero per la conquista del 31° scudetto (il quarto consecutivo). Chiaramente umori molto diversi in campo con la Juventus affrancata da logiche di risultato che però ci tiene a non sfigurare davanti al suo pubblico e Cagliari costretto ad inseguire i tre punti per riacciuffare l’Atalanta (di scena a Palermo nel pomeriggio domenicale) distante sei lunghezze nella corsa ad un’insperata salvezza. Finisce con un pareggio che se ovviamente non scontenta i padroni di casa (comunque fosse andata, sarebbe stato un successo… proprio perché il successo era già stato conseguito durante un’intera stagione), non può certo servire ai sardi i quali ora hanno solamente tre giornate per continuare a sperare.

Oltre l’atmosfera di festa, il tifo juventino gioisce poiché il lungo calvario degli infortuni di stagione sembra aver finalmente trovato una conclusione e pian pianino la rosa acciaccata della Juventus torna a fiorire. E allora il match col Cagliari è l’occasione per far sbocciare di nuovo Pogba (al rientro dopo Dortmund) e Romulo il cui ultimo impiego si perde nella notte dei tempi. Alla fine sì, la partita è un gran bell’allenamento per la Juve in vista di mercoledì prossimo quando sarà chiamata al redde rationem del Bernabeu nella sfida di semifinale di Champions contro il Real Madrid. Il talentissimo francese non ha naturalmente i 90′ nelle gambe ma questo primo rodaggio ci informa già molto positivamente sulle sue condizioni. Pogba è tornato, in tutti i sensi. Autoritario e sontuoso come a suoi soliti standard, è padrone del centrocampo: controlla, gestisce, assiste, illumina e segna (anche se il gol trova la complicità di Rossettini). Il 4-3-3 provato da Allegri con tutto il turnover possibile non strabilia, ma con l’ingresso di Sturaro nel secondo tempo e il posizionamento di Pereyra sulla trequarti Coman e Matri vengono innescati molto più e molto meglio.

Dall’altra parte c’è un buon Cagliari, forse il migliore che si sia mai visto in stagione tra Zeman e l’interregno di Zola. Festa non solo ha ridato fiducia all’ambiente e allo spogliatoio ma ha anche saputo conferire alla squadra ordine e identità. La rosa dei rossoblu tra l’altro ha una qualità pazzesca e contro la Juventus, come contro altre squadre (vedasi la Fiorentina incontrata e sconfitta a Firenze alla 32a giornata) non ha mostrato timori reverenziali giocando un calcio organizzato e offensivo, dotato di muscolarità e cervello a centrocampo (Donsah, Crisetig e Joao Pedro costituiscono un amalgama molto ben assortito), Ekdal è un punto di riferimento sulla trequarti, Farias e Cop davanti rappresentano un bel tandem futuribile, sempre che il Cagliari possa permanere nella massima serie e anche la difesa a quattro è molto ben impostata: Avelar è un fenomeno, un cursore di fascia inesauribile, Ceppitelli e Rossettini anche se non giovanissimi sono una bella realtà del calcio nostrano, il veneto è pure goleador. Peccato che la Juventus sia la Juventus, anche con i panchinari.