Tutto pronto per questa notte del 6 giugno che, comunque vadano le cose, è già destinata a entrare nella storia non solo e semplicemente come mero dato statistico ma piuttosto come evento sportivo tra i più importanti degli ultimi anni. Non stiamo parlando esclusivamente del fascino in sé di una finale di Champions League, da brividi nella schiena già solo per la parata iniziale e le coreografie dello e nello stadio, perché il riferimento va proprio nella direzione dell’oggettiva caratura delle due squadre protagoniste, Juventus e Barcellona, ovvero di ciò che rappresentano nell’attualità del calcio europeo. Juventus-Barcellona è una sfida titanica e sarà ricordata come tale perché è il match tra i due club ora come ora più forti in Europa e, probabilmente nel mondo, al netto di un Bayern Monaco non a pieno organico (per dirla bovinamente, senza Ribery e Robben infortunati). Il teatro in cui andrà in scena lo spettacolo è l’Olympiastadion di Berlino, uno stadio che porta sicuramente bene all’Italia (finale dei Mondiali 2006 con la Francia), ma è utile interrogare luoghi, fatti e numeri.

Precedenti e statistiche. Juventus-Barcellona possiamo considerarla una sorta di clasico europeo anche senza di fatto esserlo perché se andassimo a rintracciare i precedenti tra le due squadre troveremmo quasi scandalosamente scarsezza di precedenti. Sono solo 8 infatti le occasioni di confronto tra bianconeri e catalani a livello internazionale con un bilancio leggermente a favore della Juventus (4 vittorie, 2 sconfitte e 2 pareggi, con 2 qualificazioni però per entrambe). La prima volta risale alla Coppa delle Fiere del 1970-71 dove la Juve s’impose per 2-1 sia all’andata che al ritorno, poi fu la volta dei quarti di finale di Coppa dei Campioni del 1986: vittoria blaugrana a Barcellona 1-0 e pareggio al Comunale di Torino 1-1. 6 anni dopo, nel ’91, nelle semifinali di Coppa delle Coppe vittoria al Camp Nou per il Barça 3-1 e vittoria a Torino della Juve per 1-0. L’ultimo precedente risale ai quarti di finale di Champions League 2002-2003 (l’anno della finale col Milan) quando i bianconeri eliminarono i catalani vincendo 2-1 ai supplementari a Barcellona dopo l’1-1 di Torino. Saremmo in sostanza costretti a scomporre le statistiche prendendo in esame la “storicità” tra Allegri e Luis Enrique ai tempi in cui (stagione di Serie A 2011-2012) il primo allenava il Milan e l’asturiano la Roma, oppure quella tra i singoli giocatori. Ma al di là delle analisi dei numeri, è l’epicità di una sfida che richiama valori calcistici anticamente contrapposti: il gioco tradizionalmente offensivo del Barcellona, sulla linea olandese tramandata da Crujff e quello più improntato sulla difesa, retaggio italiano atavico, nonostante le evoluzioni del calcio post-moderno, della Juventus, confermati dalle statistiche stagionali di entrambi i club, rimarcate dal percorso in Champion League che riporta i 28 gol realizzati dal Barça e i 10 subiti contro i 16 messi a segno dalla Juve e 7 subiti.

Le tattiche. Anche se immaginiamo possa essere una sfida dall’esito e dall’andamento enigmatici, il match presenta o meglio dovrebbe presentare un tema tattico facilmente intuibile da parte di due realtà dotate di forte personalità: una battaglia a centrocampo per cercare d’imporre le proprie condizioni di gioco nella quale la Juventus mostra di avere un vantaggio sull’avversaria rappresentato dall’elasticità tattica di sapersi adattare cioè al gioco dell’avversario molto più di quanto sappia fare in caso di eventuale situazione ribaltata. Allegri in sostanza ha saputo dare un’intelligenza tattica inedita alla sua squadra, quella di leggere le informazioni della gara da parte dei giocatori in tempo reale e giocare in funzione di tali informazioni. Il Barcellona questa intelligenza, questo nous da parte della squadra intesa come totalità, come organismo, non ce l’ha. Il Barça di Luis Enrique gioca solo in un modo, per quanto devastante e incontrastabile possa essere, affidandosi a fenomeni come Messi in grado di risolvere la partita. È una squadra tecnicamente formidabile che grazie a una rete fluida di passaggi costruisce azioni letali. Centrocampo, fasce e tridente là davanti assumono la configurazione di un mostro avvolgente e carnivoro, la Juventus dovrà essere capace di decostruire questo sistema di gioco, spezzando così la loro unica certezza tattica. L’impressione è che, come con il Malaga in campionato (unica squadra che nella Liga è riuscita a strappare 4 punti su 6 al Barcellona), se al Barcellona gli si scompagina il gioco, non sappia trovare alternative. Chiaramente occorrono gambe e cervello. Occorre l’impresa.

Le formazioni. Per quanto riguarda le formazioni sia Allegri che Luis Enrique non si nascondono dietro inutili pretattiche. L’assenza di Chiellini peserà molto, e forse più da un punto di vista psicologico per il leader che sa essere in campo il difensore bianconero. Al suo posto Barzagli, anche se non al 100% della forma, è una sicurezza ed è molto forte nell’uno contro uno nonostante non sia propriamente un match da sfide personali e che, come ha ricordato giustamente Orrico, vedremo molto più spesso contendersi il possesso palla “drappelli” di giocatori, accerchiamenti, gabbie, raddoppi e triplicazioni varie di marcature. I quattro centrocampisti puri della Juventus (Pirlo, Marchisio, Pogba e Vidal) avranno un ruolo fondamentale, così come Tevez e Morata che dovranno lavorare tantissimo più in fase di non possesso. Nel Barcellona non avere uno come l’ “illusionista” Iniesta al meglio può rappresentare un altro vantaggio per la Juventus, ma Xavi è già li pronto a sfoderare una prova da leone, visto che sarà l’ultima in blaugrana. Per il resto Lucho può contare sulla formazione tipo con tutti i suoi elementi migliori pronti ai posti di combattimento nel 4-3-3 delle meraviglie.

Juventus (4-3-1-2): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra; Marchisio, Pirlo, Pogba; Vidal; Tevez, Morata. All. Allegri

Barcellona (4-3-3): Ter Stegen; Dani Alves, Piqué, Mascherano, Jordi Alba; Rakitic, Busquets, Iniesta; Messi, Suarez, Neymar. All. Luis Enrique