Da Alessandro Del Piero a Carlitos Tevez. Da 10 a 10. Si sa, questo numero nel calcio è sempre stato ambito, desiderato, sognato e contrassegna il talento. Chi lo indossa sa di avere una immensa responsabilità. E’ qualcosa di più di un semplice numero e chi ha giocato a calcio ne è consapevole.

Nella storia della Juventus il 10 è stato sulle spalle di campioni del calibro di Sivori, Capello, Platini e Roberto Baggio prima di arrivare ad Alex Del Piero e ora a Carlos Tevez (leggi qui l’incredibile storia del rapimento del padre e la sua vita a Fuerte Apache). Tutti calciatori fantastici che hanno onorato o stanno onorando al meglio la maglia che indossano.

Concentriamoci sull’ultimo passaggio di maglia. Prima di terminare sulle spalle dell’Apache la 10 bianconera era vestita dal talento di San Vendemiano, dal campione amato da ogni juventino, da una parte di storia di questa prestigiosa società: Alex Del Piero.

Pinturicchio nasce a Conegliano Veneto (Belluno) il 9 novembre 1974. Cresce nel paesino di Saccon vicino a San Vendemiano dove dà i primi calci al pallone. Non proviene da una famiglia particolarmente agiata, ma non vive neanche in condizioni di povertà. Ha un fratello (il suo agente) e una sorella adottiva. Nel 1992 viene acquistato dagli allevi del Padova. A soli 16 anni il tecnico Sandreani gli concede la gioia di esordire in serie B. Nella stagione successiva segna la sua prima rete con la maglia scudata, sempre in cadetteria, contro il Messina. Nel 1993 Boniperti decide di portarlo alla Juve pagandolo 5 miliardi di lire. Nella stagione successiva esordisce in serie A, grazie a Trapattoni, a Foggia. Poco dopo debutta contro la Lokomotiv Mosca. Il primo gol nella massima categoria giunge contro la Reggiana e contro il Parma la prima tripletta. In questa annata Del Piero si toglie anche lo sfizio di conquistare un Torneo di Viareggio e lo scudetto Primavera. Ottimo inizio. Nella stagione successiva, 1994-1995, con Lippi in panchina conquista Scudetto e Coppa Italia. Nell’estate del ’95 la dirigenza lascia partire Roberto Baggio per concedergli più spazio. Il 13 settembre 1995 Alex segna la sua prima rete nella Champions e decide di farlo in grande: Dortmund la location, il Borussia la vittima designata, un destro a giro (che poi diverrà la rete alla Del Piero) la modalità. Tanta roba. In quello stesso anno i bianconeri conquistano la massima competizione europea e la Supercoppa Italiana e Alex ha la numero 10 sulle spalle. Nel 1996-1997 i bianconeri vincono la Supercoppa Europea, il campionato e l’Intercontinentale decisa proprio da un gol di Del Piero contro il River Plate. Nella finale di Champions contro il Borussia Dortmund realizza uno splendido gol di tacco che si rivela inutile perchè i tedeschi conquistano la coppa. Nel 1997-1998 conquista la Supercoppa Italiana e lo Scudetto. Viene eletto miglior calciatore italiano nell’Oscar AIC e vince la classifica cannonieri della Champions con 10 gol. Gioca la terza finale consecutiva di quella competizione che la Juventus perde contro il Real Madrid. Purtroppo la stagione seguente è davvero sfortunata. A Udine si infortuna gravemente al legamento crociato del ginocchio sinistro e deve rimanere lontano dai campi per 9 mesi. Rientra nella coppa Intertoto della stagione 1999-2000. Ora alla guida della Juve c’è Ancelotti, da lui recentemente definito ‘il migliore allenatore di tutti i tempi’. Quella per Alex non è un’annata troppo fortunata. Per rivederlo vicino ai livelli dei tempi passati occorre attendere il 2000-2001. Qui accade un episodio davvero toccante. A Bari segna un gran gol e, tra le lacrime, lo dedica al padre improvvisamente scomparso. Nel 2001-2002, con Lippi in panchina, diviene capitano della Vecchia Signora e conquista il campionato nel famoso 5 maggio 2002 con la grande debacle interista. In quella stagione diviene anche il miglior marcatore europeo della storia della Juventus. Nel 2002-2003 vince lo Scudetto e durante l’estate successiva la Supercoppa Italiana segnando una doppietta decisiva. Nel 2003-2004 vince nuovamente la Supercoppa Italiana. Nell’estate 2004 sbarcano a Torino mister Capello e Ibrahimovic. Inizia l’era che sarà falcidiata da Calciopoli. La Vecchia Signora conquista due Scudetti. Le scelte tecniche di Capello non lo includono sempre nella formazione titolare soprattutto nella seconda annata, ma Alex riesce comunque a segnare il suo 185esimo centro con la maglia bianconera divenendone il miglior marcatore di sempre. I bianconeri conquistano due Scudetti spazzati via da Calciopoli. La Juve viene spedita in serie B ma, al contrario di Ibrahimovic, Del Piero e Trezeguet non l’abbandonano e nel 2006-2007 la riaccompagnano in serie A. Alex vince la classifica cannonieri della cadetteria. In questa stagione raggiunge quota 500 presenze tra i professionisti e 200 gol con la Juve. Nel 2007-2008 vince la classifica marcatori di serie A e diviene il giocatore con più presenze nella storia della Juve. Nel 2008-2009 torna a calcare i campi di Champions, segna una doppietta al Bernabeu che permette alla Juve di battere il Real e al momento della sua uscita dal campo, il pubblico gli dedica una magnifica standing ovation. Vivrà anche le terribili annate dei due settimi posti consecutivi in campionato: 2009-2010 e 2010/2011. Nell’estate 2011 sulla panchina della Vecchia Signora arriva Antonio Conte. Alex avrà il tempo di vincere anche il primo Scudetto dell’era post-calciopoli. Il trionfo della rinascita. Durante la stagione, la dirigenza bianconera comunica l’addio del numero 10 alla Vecchia Signora e il 13 maggio 2012 nella festa scudetto contro l’Atalanta saluta i tifosi bianconeri come meglio non avrebbe potuto: segna la sua rete numero 290 con questi colori. Quando viene sostituito dal suo tecnico il pubblico impazzisce commosso per lui. Vive le ultime due stagioni con la maglia numero 10 del Sydney F.C. Alex ha anche avuto l’onore di vincere il Mondiale 2006 in Germania con la nazionale guidata da Lippi.

Conosciuta la sua carriera si comprende perchè l’addio di un giocatore come Del Piero abbia lasciato un grande vuoto nel cuore dei tifosi bianconeri. Trascorsa una stagione dal grande saluto la 10 non ha ancora un proprietario. Sotto la Mole sbarca un argentino: il suo nome è Carlos Tevez anche detto l’Apache. Per accaparrarselo la Vecchia Signora ha dovuto battere la concorrenza del Milan. Il pubblico juventino lo ama, ma il bomber arriva con la fama, poi smentita dai fatti, di un carattere piuttosto complicato, sottolineato da qualche bizza di troppo in passato. La dirigenza di Corso Galileo Ferraris decide di affidargli la fatidica maglietta che mostra orgoglioso dal balcone della sede. Si scatena qualche polemica. Taluni ritengono che non sia l’uomo giusto, altri pensano che quel vessillo debba essere ritirato anche se Alex ha sempre manifestato contrarietà (non si può negare il sogno di indossare la maglia numero 10 della Juve), altri pensano sia la scelta corretta. Tevez è subito fondamentale per la sua squadra nella conquista dello Scudetto (quello dei record) e dimostra di avere spalle larghe e spirito giusto per indossare quella maglia.

Carlos Tevez nasce a Ciudadeda (Argentina) il 5 febbraio 1984. Adottato dagli zii materni vive e cresce a Buenos Aires nel difficile e malavitoso barrio di Fuerte Apache. La sua infanzia non è certo delle più semplici e ne porta ancora i segni in una cicatrice procuratasi con acqua bollente, cicatrice che non ha mai voluto levare dal suo collo. Alla tenera età di 5 anni il bomber viene notato da alcuni osservatori del Club Atletico All Boys. Per alcune stagioni veste la maglia di quella società prima di passare al Boca Juniors. Carlitos ha solo 13 anni. Esordisce in prima squadra nel 2002. Nel 2003 conquista il campionato argentino d’apertura, la Copa Libertadores, la Coppa Intercontinentale (in finale contro il Milan). Nel 2004 vince la Copa Sudamericana. Tantissima roba per un ragazzo di circa 20 anni. Nell’estate è capocannoniere del torneo di calcio delle Olimpiadi di Atene vinte dalla sua Argentina. Un fenomeno. Conquista ancora il premio come migliore calciatore sudamericano dell’anno. Nel dicembre del 2004 si trasferisce al Corinthians in Brasile dove vince il campionato e il terzo pallone d’oro sudamericano. Nell’estate del 2006 sbarca in Europa. Precisamente in Inghilterra al West Ham. La sua avventura con il club londinese non è delle migliori. Nell’estate del 2007 passa al Manchester United. Nella sua prima stagione con i Red Devils conquista la Premier League e la Champions League (segnando 4 reti). Nel 2008-2009 vince nuovamente il campionato inglese. Nell’estate del 2009 si trasferisce al Manchester City facendo infuriare i tifosi dello United, molti dei quali bruciano la sua maglietta. Il 19 gennaio con una doppietta stende gli ex compagni  in una sfida di Curling Cup e si lascia sfuggire un’esultanza piuttosto polemica che genera risposte volgari da parte del capitano del Manchester United, Gary Neville. La vittoria di questa gara non è sufficiente ai Citizien per qualificarsi al turno successivo. Dopo la vittoria per 2-1 dell’andata sono sconfitti 3-1 al ritorno. Nella stagione successiva Mancini gli affida la fascia di capitano e lui vince il titolo di capocannoniere di Premier in coabitazione con Berbatov (24 gol). La squadra vince l’FA Cup. Il 27 settembre 2011 è protagonista di un piacevole episodio. Roberto Mancini sceglie di lasciarlo in panchina nella sfida di Champions League contro il Bayern Monaco. Quando il tecnico decide di inserirlo (sul risultato di 2-0 per i tedeschi) il calciatore si rifiuta di entrare in campo. L’allenatore marchigiano afferma che con lui Tevez non avrebbe mai più giocato. Dopo circa 6 mesi le cose si sistemano e l’attaccante torna nella sfida di campionato contro il Chelsea. I Citizien conquistano la Premier League. Trascorsa un’altra stagione, nel giugno del 2012 l’Apache giunge alla Juve e al primo tentativo centra lo Scudetto.

Oggi la Juventus sfida la A-League All Star, una selezione del campionato australiano, e sarà la prima volta di Alex Del Piero contro i bianconeri. Il campione ha già fatto sapere che nel suo cuore non esisterà mai ‘Del Piero contro la Juventus‘.

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