Approfittando della pausa per le amichevoli delle varie nazionali, compresa quella azzurra, Massimiliano Allegri in una lunga intervista rilasciata al quotidiano britannico The Independent parla in generale della sua carriera e dell’attuale stagione della Juventus, sormontata dai problemi di inizio campionato e delle soluzioni, già adottate per una auspicata rimonta. L’intervistatore inglese fatica a individuare gli schemi tattici della Juventus e Allegri gli chiarisce le idee: “Da quest’estate abbiamo lavorato con molti sistemi e stili di gioco, perché dovevamo fare un passo avanti, dovevamo lasciarci alle spalle quello che avevamo fatto, voltare pagina poiché sapevamo che era giunto il momento di cambiare. Non so come chiamare il modulo di gioco che adottiamo ora, 4-3-3 e 3-5-2 sono solo numeri su una pagina, quello che conta è la maniera in cui vengono applicati”.

Ripercorrendo le tappe della sua vita professionale, Allegri fa un excursus sulla sua carriera, prima in qualità di giocatore: ”Come calciatore ho avuto una carriera buona, me la cavavo”. Poi da allenatore, sottolineando la crescita in club minori come Sassuolo e Cagliari: “Il tempo speso in provincia è inestimabile perché ti fornisce l’esperienza fondamentale e necessaria per essere un allenatore di successo, mentre tutti sognano di allenare un grande club devi prima imparare bene il mestiere“.

Inevitabile il ricordo della sua avventura al Milan, quando in rossonero vinse il suo primo scudetto nel 2011: “Quando ero lì abbiamo vinto lo scudetto, finito secondi e poi terzi, comunque sempre qualificati alla Champions League, ora i loro problemi sono completamente differenti “ e il suo approdo sulla panchina della Juventus dopo il triennio di Antonio Conte costellato di successi: “Arrivai convinto che, con il gruppo di giocatori che avevamo, avremmo potuto disputare una grande stagione e siamo riusciti a farlo.

L’intervista si conclude con i complimenti di Marcello Lippi che ha dichiarato non molto tempo fa di rivedersi molto in Allegri, soprattutto per la capacità di far comprendere ai giocatori le proprie idee di gioco: “È un complimento molto importante, da un allenatore che ha fatto cose straordinarie. Ma i complimenti vanno estesi anche ai giocatori perché sono loro a portare le idee sul campo e senza di loro non avremmo raggiunto nulla“.

Ora nella testa del tecnico bianconero c’è solo il pensiero di una sfida complicata e importante, quella di una rimonta in campionato tentando di riguadagnare terreno sulle squadre di vertice, un gap di 9 punti dalle capoliste Fiorentina e Inter, una distanza significativa ma, secondo Allegri, non impossibile da colmare: “È per questo che sono qui, è questo il motivo per il quale ho iniziato a fare questo lavoro e questo è il motivo per cui vengono pagati gli allenatori“.