All’indomani della sconfitta, e non “disfatta” come hanno titolati molti quotidiani, poiché Berlino di questa Juventus ha disfatto solo un sogno ma la sua bella realtà non la disfa nessuno, almeno non per ora, amarezza e delusione sono bocconi difficili da metabolizzare, soprattutto in considerazione del fatto che i bianconeri hanno costretto il Barcellona a mostrare il lato umano del loro calcio, con timori, paure e tutto quel bel corredo di emozioni che si possono provare di fronte a un avversario forte e orgoglioso durante una finale di Champions League.

Ci sono stati quei dieci minuti dopo la rete del pareggio di Morata al 55′ in cui la Juventus ha fatto tremare le gambe ai catalani. In quel black hole temporale con i bianconeri signori del campo poteva davvero succedere di tutto, persino un fischio stridente da parte di Çakir sulla trattenuta ai danni di Pogba a pochi metri dalla porta di Ter Stegen. Poi il destino, che di nome fa Luis e di cognome Suarez, ha deciso di infilare un’altra porta. I marziani però hanno avuto paura, e questo potrebbe bastare a lenire quel groppone che brucia nella gola di tutti gli juventini. Vittorie e titoli sono le migliori medicine per chi soffre di autostima, ma la Juventus ha comunque percorso un tragitto trionfale in stagione e torna da Berlino con la consapevolezza di essere stata lì, col Barça, sul tetto d’Europa.

Massimiliano Allegri, cui non è mai mancata la lucidità e l’intelligenza per condurre la Juventus fino ai livelli più insospettabili ha colto ancora una volta alla perfezione il senso del match, dichiarando nel post-partita: “C’è dispiacere ma la squadra ha fatto quello che doveva fare con grande personalità e soprattutto usciamo da questa finale con maggiore autostima e con maggiore consapevolezza dei nostri mezzi. La mia sensazione a un certo punto è stata quella di poter vincere. Il Barcellona ci è sfuggito nel momento in cui abbiamo commesso un errore sulla ripartenza innescata da Ter Stegen, pagando la straordinaria qualità dei contropiedisti del Barcellona“. Certo, 6 finali perse su 8 sono numeri impietosi che raccontano una storia maledetta per la Juventus, ma bisogna arrivare in finale per poi potersela giocare, fino alla fine.