Anche a pranzo col Chievo al Bentegodi, la Juventus prosegue la sua scorpacciata di gol e di vittorie visto che il poker calato a Verona coincide con il dodicesimo successo consecutivo in grado di incalzare il Napoli in vetta a quota +2 sui bianconeri e di staccare sensibilmente le inseguitrici Fiorentina e Inter, rispettivamente a sei e sette punti. Tutto facile dunque per Max Allegri, adesso che le cose vanno a gonfie vele e può lucidamente analizzare la situazione ai microfoni di Mediaset Premium:

Ripensando alla partenza dell’andata il mio primo pensiero è che ora la squadra sta facendo molto bene, ma anche che io non avevo nessun dubbio, altrimenti voleva dire che avevamo sbagliato tutte le valutazioni. Poi, ci sono stati tanti contrattempi, 12 giocatori nuovi e molti infortuni. È stato importante mantenere l’equilibrio e questa situazione conferma che prima di dare dei giudizi definitivi bisogna sempre aspettare“.

Poi, quando si dice i paradossi del calcio, all’inizio della stagione con la Juve in evidente stato di blackout il tecnico livornese era dato come traballante sulla panchina bianconera, ora Marotta vorrebbe già confermare l’allenatore sulla panchina della Juventus mettendone in cassaforte il rinnovo. Al quale Allegri risponde prudente: “Pensiamo innanzitutto a quello che dobbiamo fare da qui alla fine della stagione: ogni cosa a suo tempo…“.

Dopodiché si passa all’elogio di alcuni singoli che, come Alvaro Morata, dopo aver trascorso un periodo costellato di difficoltà, hanno ritrovato gol, fiducia ed entusiasmo: “In realtà Morata non si era mai perso. Come succede a tutti i centravanti aveva solo bisogno di far gol, ma già durante gli allenamenti aveva ritrovato confidenza con la rete. Doveva solo farlo in partita…”.

Per Pogba, dopo la prova col Chievo, da giocatore straordinario qual è, giunge ancora qualche critica per alcune leziosità di troppo: “Le sue qualità sono tantissime, ma deve crescere ancora. Nel primo tempo l’ho richiamato perché dopo il 2-0 abbiamo perso qualche palla di troppo a metà campo. Avere tre ragazzi giovani davanti è importante per il futuro della società e per le qualità che hanno, ma ci fanno peccare in qualche superficialità di gioventù“.