Il pareggio col Siviglia era stato il campanello d’allarme iniziale, ma è la sconfitta al cospetto dell’Inter che rimette in discussione il valore della Juve. Nientemeno che Buffon tira le orecchie ai compagni, autori di una prestazione sottotono.

LA MINACCIA DEI CORNER

Deludente la prova difensiva, apparsa poco attenta a Mauro Icardi, bomber il cui valore non lo scopriamo di certo oggi. “È la terza volta da inizio stagione che prendiamo gol su angolo, non è da noi” ha commentato il Gigi Nazionale, senatore dello spogliatoio bianconero. Parole che hanno il preciso intento di risvegliare il gruppo, che dopo l’ottima partenza forse ha peccato di adagiarsi sulla superiorità tecnica, perdendo un pizzico di cattiveria agonistica.

MENO CERTEZZE

Sebbene una sconfitta, per di più contro un’Inter ferita e perciò più pericolosa ancora, ci possa stare, dopo aver vinto 19 delle ultime 21 partite di campionato tra la stagione scorsa e questa, il modo in cui è arrivata desta preoccupazione. Un ko che apre qualche crepa nelle certezze granitiche, pure di coloro – la stragrande maggioranza degli osservatori – che li considerano due gradini sopra agli avversari in campionato e tra i favoriti nella corsa alla Champions.

VIETATO PERDERE

Il turno infrasettimanale contro il Cagliari servirà ad avere delle risposte ulteriori sulla forma attuale. “Ma già dopo il Sassuolo, una settimana fa, ero tornato a casa con qualche dubbio nonostante la vittoria e gli elogi, perché avevamo concesso troppo”, ha detto ancora Buffon alla Gazzetta nel dopo Inter. “Una squadra come noi non può e non deve perdere. Si poteva pareggiare, ma perdere no. Per 66 minuti non siamo stati belli, avevamo poca lucidità nel fraseggio e nel gioco, l’Inter ci è venuta a prendere, ci ha aggredito e ci ha fatto paura… Oggi non abbiamo avuto il coltello tra i denti come succede di solito”.