L’ultima settimana di cronaca ha consegnato una definizione di Italia-Spagna diversa da quella preventivata, un’amichevole sulla quale si allungano inevitabili le ombre delle tragedie di Bruxelles e del pullman a Tarragona, le cui vittime verranno ricordate da un minuto di silenzio prima del fischio d’inizio. Eppure, questa doveva essere “solo” la prima gara degli azzurri del dopo-Conte, il commissario tecnico che, caso più unico che raro, ha annunciato il proprio addio alla nazionale ben prima di partecipare al suo primo grande torneo. Il futuro allenatore del Chelsea ha assicurato massima dedizione fino al termine degli Europei – e ci mancherebbe altro – e il match di questa sera è particolarmente importante perché gli permetterà di misurare il valore della propria squadra contro un avversario necessariamente tra i favoriti assoluti per la conquista del trono continentale.

Non solo. La Spagna è diventata la bestia nera degli azzurri – curioso, visto che fino a qualche anno fa erano loro ad avere sudditanza psicologica nei nostri confronti. Ma non potrebbe essere altrimenti, dal momento che non li battiamo in gare ufficiali dai Mondiali 1994 (Antonio Conte era in campo, in quel quarto di finale americano) e che da lì in avanti lo abbiamo fatto in una sola amichevole, durante la gestione Prandelli: nel frattempo, loro ci hanno sbattuti fuori da Euro 2008, massacrati nella finale di Euro 2012 e, visto che c’erano, eliminati dalla Confederations Cup 2013.

Chiaro, questa è un’altra Spagna rispetto a quella che ha letteralmente dominato il mondo per quattro anni. Xavi si è ritirato, Xabi Alonso ha lasciato la selecciòn, Iniesta e Busquets sono infortunati, Fabregas è scaduto: insomma, il più grande centrocampo della storia recente del calcio per nazionali non c’è più. In compenso, a differenza nostra, gli spagnoli hanno continuato a proporre nuovi talenti, da Thiago Alcantara al bianconero Alvaro Morata. Privo di alcuni titolarissimi come Marchisio, Verratti e Barzagli, e in vena di esperimenti, Antonio Conte proporrà un coraggioso 3-4-3, con Darmian e Acerbi centrali di difesa accanto a Bonucci, Giaccherini e Florenzi sulle fasce, Parolo a far da spalla a Thiago Motta in mediana, mentre Candreva ed Eder supporteranno Pellé in attacco. Modulo comunque flessibile, con il laziale che potrebbe retrocedere a centrocampo in fase difensiva. A gara in corso, probabile che verranno provati giocatori in ascesa che finora hanno avuto poco spazio in nazionale, a cominciare dal milanista Bonaventura, passando per Jorginho e finendo a Bernardeschi.

ITALIA (3-4-3): Buffon; Darmian, Bonucci, Acerbi; Florenzi, Thiago Motta, Parolo, Giaccherini; Candreva, Pellè, Eder. All. Conte

SPAGNA (4-3-3): Casillas; Juanfran, Piqué, Sergio Ramos, Azpilicueta; Thiago Alcantara, San José, Fabregas; Mata, Aduriz, Morata. All. Del Bosque