Marcello Lippi torna a parlare dopo un periodo di silenzio. La delusione per il mancato approdo in Nazionale nelle vesti di direttore tecnico è stata grande e l’ex ct campione del mondo non nasconde il suo disappunto. Ieri sera, nel corso della trasmissione televisiva di Rai 2 “La Domenica Sportiva”, Lippi ha ammesso che tra lui e la FIGC  era praticamente tutto fatto, si aspettava soltanto l’annuncio di Ventura come nuovo commissario tecnico (scelto con l’avallo dello stesso Lippi), dopodiché sarebbe stata ufficializzata anche la carica dell’ex allenatore juventino. Invece il colpo di scena che fa saltare tutto all’ultimo minuto: a causa di un conflitto d’interessi dovuto al fatto che suo figlio Davide di mestiere fa il procuratore: «Aspettavamo l’assunzione di Ventura per annunciare il mio incarico, avevo già firmato un precontratto per diventare direttore tecnico – confessa Marcello Lippi ai microfoni de “La Domenica Sportiva” – Per due mesi ho lavorato in Federazione, avevo parlato anche con Montella e altri papabili c.t., alla fine abbiamo scelto Ventura».

Sembrava davvero tutto fatto, ma all’improvviso ecco il cavillo che fa saltare tutto e allontana Lippi (forse) definitivamente dalla Federazione Italiana Giuco Calcio: «Il giorno prima della presentazione di Ventura, il presidente ed il direttore generale, con cui avevo parlato di progetti m’informano che un anno e mezzo fa c’era stata una modifica allo statuto che prende in esame la posizione dei procuratori, categoria a cui appartiene anche mio figlio Davide. È stato creato un articolo ad hoc per impedire ad un procuratore di esercitare se ha parenti in Federazione. Roba da fuori di testa», esclama con rabbia l’ex commissario tecnico.

La FIGC, però, pur di avere di nuovo un rapporto lavorativo con Lippi, sarebbe comunque stata pronta ad “aggirare” la norma: «Mi hanno anche detto che avrebbero modificato quell’articolo, ipotesi che però io non ho voluto nemmeno prendere in considerazione. Non voglio che siano varate delle leggi per favorire la mia persona».