Altro filone polemico alla vigilia di Italia-Inghilterra, amichevole di lusso in programma questa sera allo Juventus Stadium. Come se non fossero bastati i virulenti attriti di qualche giorno fa in merito all’incredibile, e scandaloso, caso Marchisio (per non parlare degli affondi indiretti tra Conte e il mondo bianconero), le ore precedenti alla gara ci riservano una nuova trincea, che in realtà è sempre la stessa, a dividere la Juve e la FIGC: Calciopoli e gli scudetti fantasma del 2005 e del 2006.

I tifosi che stasera si recheranno allo Stadium, infatti, non troveranno ad accoglierli il consueto simbolo raffigurante i presunti 32 scudetti bianconeri (“Non c’è 2 senza 3″), quelli che il club e la stragrande maggioranza della sua tifoseria si sentono sulla pelle nonostante le sentenze: l’effige è stata sostituita da un logo di benvenuto della nazionale italiana e inglese su sfondo azzurro; e anche all’interno dell’impianto tutte le scritte relative al palmares virtuale bianconero sono state coperte da teli bianchi.

Uno sberleffo della FIGC nei confronti della Juve, in qualche modo collegato alla causa multimilionaria intentata da Andrea Agnelli nei confronti del governo del calcio italiano? Nient’affatto, si tratta di una prassi comune: ogni stadio preso in prestito dalla Federcalcio per le gare della nostra nazionale viene reso neutro dagli eventuali colori di casa e gli sponsor della nazionale vanno a sostituire quelli del club, così come avviene per le partite di Champions League.

Naturalmente, prima che venisse svelato l’arcano (e, probabilmente, nonostante ciò), i social network si sono gonfiati della rabbia e del risentimento dei fan bianconeri, convinti di trovarsi nuovamente di fronte all’ennesimo (per loro) sgarbo volontario della Federcalcio nei confronti della loro squadra. Logiche curvaiole a cui dare il giusto peso, cioè poco o nulla, ma che comunque rendono ancora una volta evidente come sia assolutamente indispensabile giungere al più presto a una pacificazione totale e definitiva. Il calcio italiano non può permettersi un perenne stato di guerra fredda tra il club più popolare e le istituzioni che lo governano.