Per la quinta volta consecutiva, l’Italia di Cesare Prandelli cede in amichevole e la cosa non fa piacere a nessuno, specialmente quando a batterci è la Francia. Lo sappiamo, la nostra è una nazionale pavloviana, che inizia a salivare quando gli viene mostrato un osso succulento (leggasi: Mondiali ed Europei) e che invece tende a sonnecchiare indifferente in tutte le altre occasioni. Per cui, nonostante l’1-2 incassato dai galletti in quel di Parma, non c’è davvero motivo di preoccuparsi.

Al contrario, bisogna festeggiare il primo centro di Stephan El Shaarawy con l’azzurro che conta. Il Faraone, schierato con una 14 che fa molto Cruijff, è andato a segno poco dopo la mezz’ora, sfruttando appieno l’intesa con Montolivo e replicando specularmente un gol già realizzato quest’anno al Cagliari. La coppia con Balotelli, ovviamente ancora tutta da costruire, promette di diventare una delle meglio assortite del panorama internazionale. Solo due anni fa, la crepuscolare nazionale di Lippi si presentò in Sudafrica con un attacco composto dai vari Gilardino, Di Natale, Iaquinta, Borriello – gente che aveva già dato quello che doveva dare alla maglia azzurra, cioè non molto – e all’orizzonte non si profilava alcuna spalla su cui piangere, con la parziale eccezione di Pepito Rossi. È necessario guardarsi indietro, per apprezzare nella sua interezza quello che abbiamo in questo momento: ovvero, un potenziale fenomeno di 22 anni, che già ha saputo ruggire agli ultimi Europei; e un campioncino in erba di 20, veloce, freddo e letale come un piccolo Shevchenko. E un altro classe ’92, Marco Verratti, caso esemplare di fuga di cervelli dall’Italia, sembra pronto a raccogliere la più ingombrante delle eredità, quella di Andrea Pirlo. Non ora, perché il regista bresciano è ancora senza pari al mondo (Xavi a parte), ma presto.

Il futuro è azzurro elettrico. E se il presente dice che questa Francia italianizzata, atletica e concreta, è momentaneamente avanti a noi, be’, ce ne faremo una ragione. Ride bene chi ride a Rio.