Se Spagna-Tahiti di ieri sera può a malapena definirsi una partita di calcio – la nazionale più dominante di sempre, risultati alla mano, contro una squadra che faticherebbe in Prima Categoria – domani alle 21 sarà la volta della Partita per eccellenza: Italia-Brasile, nove titoli mondiali in due, è la classica delle classiche, il confronto tra le due scuole calcistiche più vincenti sul globo terracqueo, se non le più influenti. Tutto questo, naturalmente, sulla carta: il campo, ahinoi, potrebbe raccontare una storia molto diversa.

Se gli azzurri sono quelli visti contro il Giappone, e in precedenza contro Repubblica Ceca e Haiti, allora prepariamoci a una nottata prandelliana, nel senso più blasfemo del termine. L’Italia è letteralmente sulle gambe ed è impensabile che la situazione atletica sia migliorata sensibilmente rispetto a due giorni fa. Il commissario tecnico è in evidente stato confusionale, come testimonia il cambio di modulo in senso protezionistico e alcune scelte cervellotiche (Giaccherini e Aquilani, o lo stesso Marchisio, schierati in attacco) che denotato poco coraggio e molta testardaggine. Dulcis in fundo, Andrea Pirlo (foto by InfoPhoto), il migliore contro il Messico e centro di gravità permanente della nazionale, non sarà del match causa infortunio.

Insomma, più che in Mario Balotelli, unico giocatore di spessore internazionale tra quelli che presumibilmente scenderanno in campo domani, non ci resta che far affidamento sulla superbia brasiliana. Tre mesi fa esatti, nell’amichevole di Ginevra, Scolari presentò al cospetto degli azzurri una squadra tremendamente sbilanciata in avanti, che si portò in vantaggio di due reti in modo piuttosto casuale, per poi farsi rimontare nella ripresa da un’Italia indomita e coraggiosa. Ecco, il coraggio, parola che fino a questo momento ci siamo dimenticati: senza la voglia di osare, c’è poco da sperare nella presunzione altrui.