Venerdì 12 febbraio. Non un giorno come un altro, ma un appuntamento indimenticabile con la storia per tutto lo sport italiano: Irene Camber, la medaglia d’oro olimpica più longeva del movimento sportivo del Bel Paese, compie 90 anni.

Nata il 12 febbraio 1926 a Trieste, figlia del poeta-soldato irridentista Giulio Camber Barni, Irene è tra le 10 atlete italiane di ogni epoca capace di aggiudicarsi sia la medaglia d’oro ai Giochi olimpici che ai campionati mondiali. A questo, inoltre, bisogna aggiungere anche la fantastica medaglia d’oro nella scherma conquistata, a sorpresa, alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, quando dal nulla venne fuori questa 26enne triestina che sbaragliò la concorrenza delle avversarie. Una medaglia olimpica così antica e ancora vivente non esiste.

Una storia, quella di Irene Camber, fatta di cambiamenti, amore per lo sport, passioni e molto altro, ma al centro della quale è sempre rimasta fissa una bussola di riferimento: lo sport. Inizia a tirare di scherma a 8 anni per caso, in quanto l’idea della mamma era quella di indirizzarla verso la ginnastica ritmica assieme a Giulietta, sua sorella. Irene cambia, decide di seguire lo sport che già pratica suo fratello Riccardo, che a sua volta si era iscritto controvoglia al corso di scherma, arma il fioretto.

Una famiglia tutta dedita allo sport, ma dei tre solo Irene Camber sarà capace di dedicarsi con estrema passione e voglia ad una carriera che, da lì, sarà foriera di successi: nel 1940, a soli 14 anni, vince già la sua prima gara; certo, un torneo regionale, ma è il trampolino per iniziare un qualcosa di unico, che riscriverà la storia dello sport italiano in uno dei momenti più bui della nazione. E nel 1942, grazie agli insegnamenti del maestro Carlo de Palma, riesce ad arrivare fino alla finale dei campionati italiani.

Lo sport sì, ma al fianco di questo anche una vita spesa per l’istruzione: Irene Camber si diploma prima in pianoforte al conservatorio, poi si iscrive all’Università di Padova e si laurea in chimica industriale; inizia ad insegnare matematica e chimica a Trieste, ma finita la guerra, nel 1947, torna ad impugnare il fioretto nel campionato universitario. Il successo è repentino, tanto che viene selezionata per le Olimpiadi di Helsinki 1952. E lì, il 28 luglio, batte l’ungherese Ilona Schacherer Elek, un mostro sacro della disciplina e ancora oggi considerata una delle atlete più forti di sempre: l’Italia conquista l’oro nel Fioretto, per Irene è la prima gioia planetaria.

La carriera della Camber, dopo Helsinki, decolla: titolo mondiale individuale a Bruxelles nel 1953, a squadre a Parigi nel 1957. E poi il grande sogno di diventare mamma, sposando il dottor Gian Giacomo Corno dal quale avrà ben tre figli: salta i giochi olimpici di Melbourne per stare in famiglia, ma alle Olimpiadi di Roma 1960 arriva il bronzo nel fioretto a squadre. Tante altre soddisfazioni, come quella di diventare commissario tecnico per il fioretto femminile e numerosi premi: Premio Colombo e Croce di Cavaliere della Repubblica (1953), Stella d’oro al merito sportivo (1985) e, nel 2001, il terzo posto fra i triestini del XX secolo attribuitale dalla città di Trieste, dietro due altri mostri sacri dello sport nostrano come Nino Benvenuti e Nereo Rocco.

Auguri per i 90 anni a Irene Camber, collare d’oro al merito sportivo del Coni nel 2015, la medaglia d’oro olimpica più longeva del movimento sportivo del Bel Paese.