LA SFORTUNA DI SARA ERRANI CONTRO SERENA WILLIAMS

Dopo cinque mesi di partnership, finalmente, il sodalizio Djokovic-Becker ha ottenuto il primo titolo. Inutile dire che vale moltissimo, perché ufficializza la fine del dominio di Rafael Nadal su terra battuta. Rafa potrebbe anche vincere il Roland Garros, ma quella del 2014 resterà la sua peggior stagione sul rosso, almeno da quando ha iniziato a vincere. Dal 2005 si è sempre aggiudicato almeno due Masters 1000 e non ha mai perso più di due partite. Quest’anno è finito KO in tre occasioni, e sarebbero già quattro se la schiena di Kei Nishikori non avesse fatto crack durante la finale di Madrid.

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Lo spagnolo, tuttavia, può trarre discrete indicazioni dal 4-6, 6-3, 6-3 con cui Djokovic si è preso gli Internazionali BNL d’Italia (curiosamente, lo stesso punteggio con cui aveva vinto per la prima volta, nel 2008, contro Stanislas Wawrinka).

E’ il 3 il numero fortunato di Novak Djokovic. Ha vinto gli Internazionali per la terza volta (i precedenti successi risalivano al 2008 e 2011), a quanto pare li vince ogni tre anni…e per riuscirci ha avuto bisogno di tre set. Non è stato il match più bello dell’eterna rivalità serbo-spagnola, non tanto per la qualità assoluta del gioco, quanto perché è stato un match a strappi. Non sono quasi mai stati spalla a spalla, gomito a gomito.

E la partita è durata “appena” 2 ore e 19 minuti, poco per gli standard di questi due, capaci di restare in campo per 6 ore al meglio dei cinque set (Melbourne 2012) o 4 sulla breve distanza (Madrid 2009). Nadal è scattato meglio dai blocchi, prendendo il primo break già al terzo game, sigillandolo con una buona volèe di dritto. Nella prima mezz’ora Djokovic ha sbagliato tantissimo. Ma non poteva durare: aggiustato il mirino, ha ripreso uno dei due break di svantaggio e ha avuto due palle per il 4-4. Non le ha sfruttate, consentendo a Nadal di portarsi a casa il primo.

La perseveranza ha poi pagato. Il break del 2-0 nel secondo set era sigillato da un terrificante passante di dritto in corsa, una specie di squillo di tromba. All’improvviso, il match è completamente cambiato. Nole ha iniziato a sfoderare vincenti, mettendo a nudo le difficoltà fisiche di Nadal. Da quel momento in poi, le uniche rivalse di Rafa sono giunti su errori o difficoltà di Djokovic. Ad esempio, sul 3-1 e 40-0 ha commesso una serie di errori e con un dritto lungo ha rimesso in scia Rafa. Ma le sensazioni empiriche erano tutte per lui. Non a casa firmava un altro break e chiudeva al nono game, salvandosi dal 15-30 (in quella situazione di punteggio ha tenuto in campo una volèe in contropiede, tremebonda ma efficace). L’inerzia proseguiva in avvio di terzo set, quando un rovescio lungo di Rafa spediva Nole definitivamente avanti. Lo spagnolo teneva duro, poi produceva il massimo sforzo per rimettere in sesto la partita. Il game che lo portava sul 3-3 era sigillato da due volèe: una, splendida, smorzata di Rafa. L’altra, in rete, di Djokovic. Sembrava il simbolo. Invece gli ultimi tre giochi erano un’esaltante cavalcata per il serbo.

Ancora una volta, i favoriti per il Roland Garros sono solo loro due. E Djokovic ha una possibilità in più, come ha ammesso durante la conferenza stampa con la coppa accanto: “Con il mio team ho lavorato molto bene negli ultimi due anni per arrivare in perfetta forma alle sfide contro Rafa. Adesso posso batterlo anche palleggiando con lui, mentre prima dovevo per forza essere aggressivo”. Cala il sipario su Roma, la notte durerà una settimana prima dell’alba parigina.

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