“Il calcio è strano” è la frase più ricorrente e (ab)usata nell’ambiente e non, un luogo comune tanto trito quanto, inevitabilmente, vero. Uno degli innumerevoli paradossi ad es. è rappresentato dal match Verona-Inter, durante la 5a giornata di ritorno di Serie A. Oltre al risultato (3-3) alquanto atipico per due degli attacchi meno prolifici del campionato (quello scaligero il meno prolifico in assoluto, con sole 19 reti messe a segno), è stata una delle partite in cui l’Inter si è espressa meglio in termini di gioco.

Eppure i numeri in queste ultime fasi del percorso nerazzurro di campionato sono impietosi: 9 punti negli ultimi 8 incontri disputati, senza contare la sconfitta in Coppa Italia contro la Juventus per 3-0 che pregiudica la qualificazione in finale in una competizione che, a mo’ di salvagente stagionale, consentirebbe un ingresso in Europa.

Prima della pausa natalizia l’Inter occupava la vetta della classifica, ora dista la bellezza di 11 punti dalla capolista Napoli, nei confronti della quale ha perso in totale 20 punti dall’inizio del campionato. Altri 19 ne ha persi nei confronti della Juventus e ora i nerazzurri navigano al quarto posto in classifica, a un punto dalla Fiorentina terza, incalzati dalla Roma a sua volta a un solo punto di distanza.

In occasione del delicatissimo scontro diretto al Franchi tra Fiorentina e Inter ci sarà anche Thohir, il quale – occupato da questioni finanziarie (la ricerca di un socio minoritario per rimpiazzare l’uscita di Moratti dalla società) – non mancherà di fare il punto della situazione sull’obiettivo Champions League con Mancini e la squadra. Forse l’incontro non sarà un vero e proprio ultimatum, anche se molto dipenderà dalle sorti di quel match, ma è abbastanza chiaro che se l’Inter non riuscisse a conquistare il terzo posto alla fine dei giochi, Mancini potrebbe dire anche addio alla sua panchina.

Dunque, dalle premesse di intoccabilità confermate anche dalla precedente presenza del presidente indonesiano in Italia, la posizione di Mancini sarebbe ora in discussione. E il botta e risposta durante l’ultima conferenza stampa ad Appiano Gentile appare eloquente: “Se la Champions sarà decisiva per la mia permanenza? Pensiamo al presente“, aveva dichiarato il Mancio dopo il pari al Bentegodi. Anche il vicepresidente Zanetti è stato molto vago nei riguardi di un rinnovo contrattuale che scadrebbe nel giugno 2017, prendendo comunque tempo: “Il rinnovo di Mancini? C’è tempo, ne parleremo a fine stagione“.

Inutile nascondersi dietro un dito: se l’Inter non centra l’obiettivo Champions – fondamentale per ossigenare le finanze rimettendo in atto un circolo economicamente e qualitativamente virtuoso – Mancini avrà fallito il suo compito e potrebbe in tutta probabilità essere sollevato dall’incarico. Per di più c’è da contare i circa 136 milioni spesi dalla società, al netto delle cessioni, per accontentare i suoi insindacabili desideri di mercato dal momento in cui il Mancio si è accomodato sulla panchina dell’Inter. In buona sostanza, il tecnico di Jesi non ha uno straccio di alibi.