La Coppa Italia è un torneo snobbato da tutti e alla fine se lo giocano Inter e Roma”.  L’arguto Lineker avrebbe presentato più o meno così la semifinale di ritorno che questa sera andrà di scena a San Siro, ennesima puntata di una storia, quella tra i due club, che nella coppa nazionale sembra destinata a non finire mai, un po’ come i vecchi, cari matrimoni rurali di una volta. Finché morte non li separi, naturalmente: e, come già abbondantemente spiegato, la condizione di “vivo”, calcisticamente parlando, potrebbe presto non adattarsi più all’Inter e tantomeno al suo tecnico, Andrea Stramaccioni.

Povero Strama, va detto. Dai calembour trionfalistici sul suo cognome fino a questa condizione di indigenza, in cui si trova costretto a giocarsi il tutto e per tutto con una formazione che, dal centrocampo in su, potrebbe figurare dignitosamente nel Campionato Riserve proposto da Galliani. À la guerre comme à la guerre, d’accordo, ma quale Leonida avrebbe affrontato una gara decisiva armato, si fa per dire, di artiglieria che porta il nome del buon Tommaso Rocchi e Ricky Alvarez (foto by InfoPhoto), uno che ha costantemente lo sguardo del roditore allampanato dai fari della macchina? Specialmente se dall’altra parte la tua squadra del cuore, beffa suprema, può schierare un giovane talento del tuo vivaio (Mattia Destro), uno dei migliori prospetti offensivi del calcio europeo (Lamela) e Sua Maestà Imperiale Francesco Totti – per non parlare del nazionale Osvaldo, panchinizzato per l’occasione, di Pjanic e compagnia? Roba da conversione coatta. Auguri, Stramaccioni.