Non hanno voluto nemmeno aspettare l’esito del match, i tifosi nerazzurri. Come se nessuna combinazione di eventi, dettata dalla volontà o dal caso, potesse cambiare il verdetto inciso sulla pietra e Inter-Roma (foto by InfoPhoto) fosse soltanto un palcoscenico disabitato. Già prima del fischio di inizio di Bergonzi, la Curva Nord ha esposto una serie di striscioni velenosi, apparentemente dedicati a personaggi che, almeno in questo momento, non hanno un ruolo centrale nell’Inter (Fassone, Bonolis, Mourinho), ma in realtà indirizzati verso un unico obiettivo: Massimo Moratti.

“Fine stagione, tempo di bilanci e conclusioni. Cominciamo oggi: per questo quali sono le spiegazioni?”

“Dopo Mourinho ci sentiamo orfani di qualcuno che sappia trasmettere il senso di appartenenza”

“Con tutto il rispetto che gli possiamo portare… Siamo arrivati al punto che ci deve difendere Paolo Bonolis… Fate voi…”

È lunga la storia delle contestazioni della tifoseria organizzata nerazzurra nei confronti di un presidente considerato sì onesto, ma al contempo debole e incompetente. Tanto per restare a tempi recenti, solo un anno e mezzo fa, al termine della gara persa contro l’odiata Juventus, Moratti fu invitato platealmente a vendere il club. Poco prima, con Gasperini ancora in sella, la Nord espose uno striscione che recitava: “Prendere Gasperini e non volere la difesa a 3 è come andare a mignotte e chiedere le coccole“. E ancora: “Moratti: dopo Mou, dov’è l’uomo forte della società?“. Qualche mese dopo, arrivò il bis dopo l’inopinata sconfitta interna contro il Novara praticamente già retrocesso. E non andiamo indietro all’epoca pre-Calciopoli.

Sostanzialmente due i capi di accusa: debolezza endemica nella gestione, anche politica, del club; incapacità di scegliere i propri uomini forti. E forse, col riferimento a Bonolis, anche un segno di insofferenza – era ora! – verso il vittimismo programmatico di una società infantile, per la quale la colpa è sempre della maestra che ce l’ha con lei. Alla fine, la Curva si è incazzata davvero. Ragioni: tante. Soluzioni: non se ne vedono.