In fondo, non c’era risultato che potesse spiegare meglio di uno 0-0 la stagione delle due milanesi. Nemmeno la sfida stracittadina serve a rianimare Inter e Milan, che si dividono l’inutile posta di un derby da archiviare in fretta e in furia nel cassetto dei brutti ricordi, sperando che i broadcaster stranieri decidano di dare fiducia anche in futuro a questa partita che negli ultimi anni ha messo in fila una bruttura dopo l’altra. Polemiche per l’arbitraggio di Banti, che ha annullato un gol per parte (entrambe decisioni corrette), sorvolando su un possibile fallo di mano in area di Antonelli. A voler proprio guardare il pelo, si può dire che l’Inter avrebbe meritato qualcosa in più, se non altro per le occasioni create nella ripresa, ma la verità è che sarebbe stata cosa buona e giusta non assegnare punti a nessuna delle due squadre, firmatarie di uno spettacolo scadente e indegno del nome che porta.

Come detto, un po’ meglio l’Inter. La squadra di Mancini scende in campo col furore degno del nome di questa sfida, pressando alto e comandando il gioco, grazie anche a una cifra tecnica superiore dalla metà campo in su. Il Milan è in difficoltà, non riesce a ripartire, penalizzato dalla scelta di Inzaghi di giocare col tridente Suso-Menez-Bonaventura e dunque senza punte di ruolo in grado di far salire i compagni (siamo a metà aprile e non l’ha ancora imparata) e, ovviamente, di mettere in apprensione Ranocchia e Vidic. Nonostante la superiorità ostentata nei primi 15’, tuttavia, l’Inter ha il demerito di non riuscire mai a creare occasioni da dentro l’area, e l’unico squillo di tromba di tutto il primo tempo nerazzurro è una fucilata mancina di Hernanes dai 30 metri che Diego Lopez è bravo a deviare in corner. Passata la tempesta, i rossoneri riescono finalmente ad alzare il baricentro. Pur non riuscendo a pungere in zona centrale, per la già citata assenza di attaccanti veri, il Milan fa male sugli esterni e soprattutto sull’out di destra, dove si muove con grande disinvoltura il semiesordiente Suso. Dal piede dello spagnolo partono i due palloni più pericolosi della prima frazione: una sberla mancina che Handanovic respinge con qualche affanno (20’), e un calcio di punizione sugli sviluppi del quale Alex riesce a bucare il portiere sloveno. A strozzare l’urlo in gola al popolo milanista ci pensa l’arbitro Banti, che ravvisa una lieve posizione di offside di De Jong e annulla giustamente la rete (29’).

Nella ripresa c’è solo l’Inter. Non perché i nerazzurri prendano a giocare un match memorabile, semplicemente perché il Milan sparisce totalmente dai radar. Palacio sfiora il gol al 12’, con un sinistro che supera Diego Lopez ma non l’opposizione con il corpo di Mexes a porta sguarnita, poi al 18’ grandi proteste per un tocco di mano di Antonelli su tiro di Hernanes. Solito problema di una regola scritta male: il braccio è largo (dunque è rigore), ma la distanza è ravvicinatissima (dunque non è rigore). Morale: qualunque scelta è giusta e sbagliata al tempo stesso. Più sorpresa desta la decisione di Banti di annullare l’autogollonzo di Philippe Mexes su cross dalla sinistra di Hernanes (27’): questa volta, tuttavia, bisogna soltanto applaudire la terna arbitrale, brava a ravvisare un fallo per nulla banale di Palacio su Antonelli prima della sgangherata deviazione del francese. E’ il momento dell’Inter, che in 3’ sfiora due volte il vantaggio: prima con un sinistro di Juan Jesus deviato in corner da Diego Lopez, e quindi, sull’azione successiva, con una deviazione da zero metri di Palacio, respinta miracolosamente (cioè casualmente) dal portiere spagnolo. A 5’ dalla fine i rossoneri battono un colpo, degnandosi di calciare per la prima volta nella ripresa verso la porta di Handanovic (innocua conclusione di Destro dal limite). Il finale è animato, ma non succede più nulla fino al fischio finale, e ai fischi sonori del pubblico di entrambe le spazientite fazioni. Di Europa e obiettivi, ormai, non c’è nemmeno più bisogno di parlarne.