Non si ricorda, a memoria d’uomo o di arbitro, un derby della Madonnina che, quasi per definizione, non abbia fatto discutere e naturalmente Inter-Milan della 31a giornata di Serie A, giocato in una rigida serata primaverile meneghina d’insolito non ha solamente il clima e altrettanto naturalmente non fa eccezione. Non si recrimina stranamente, su entrambe le sponde del Naviglio, sui due episodi di gol annullato da una parte e dall’altra, con De Jong in vistoso fuorigioco prima e Palacio che strattona Méxes poi, perché quelli sono episodi che esaltano il lavoro virtuoso di Banti, l’addizionale Doveri e Vuoto. La serata è una di quelle un po’ così, dove la Madonnina rimane equidistante e non si lascia coinvolgere dalle preghiere dei suoi fedeli un po’ troppo partigiani, e allora l’occasione più ghiotta per polemizzare e arroventarsi sui singoli episodi – questo sì, lo sport più seguito e adorato dall’italiano medio – è il rigore non fischiato sulla mano di Antonelli che intercetta il tiro di Hernanes.

Succede tutto al minuto 18 della ripresa quando il trequartista brasiliano scaglia il suo bolide a botta sicura da distanza ravvicinatissima tra sé e la porta difesa da Diego Lopez centrando il polso del pur incolpevole Antonelli, che devia visibilmente la sfera fuori dalla portata del bersaglio in calcio d’angolo. È sufficiente la plasticità boccioniana di questo gesto per scatenare la ridda infernale delle opinioni, delle presunte omissioni e delle inevitabili oziose polemiche su rigore sì, rigore no. E non c’è nulla di meglio di un caso limite, ma davvero limite per far detonare l’ordigno di un regolamento tutt’altro che chiaro e dirimente.

Secondo l’Uefa la fitta nebbia dei dubbi si dirada di fronte alla regola aurea che afferma quanto segue “la priorità va data all’angolo di apertura delle braccia”, quindi se le braccia del difensore sono troppo staccate dal corpo, è rigore. Ma troppo quanto? 30°, 45°, 90°? Non è specificato. Bene, è pur vero che l’apertura brachiale di Antonelli era prossima all’angolo retto, ma al netto dell’ovvia e sacrosanta involontarietà dell’ex genoano, la cannonata di Hernanes proveniva da distanza sottodecimale, e come si fa nella naturale dinamica dei corpi in situazioni specifiche a togliere via le braccia e ricomporre il torso avvicinandole al corpo? Per la fisica conosciuta su questo universo sembrerebbe impossibile. Seguendo i movimenti della plastica dei corpi, è umanamente impossibile. Ha ragione Boban quando tuona: “È un regolamento assurdo perché nega le leggi della fisica e presuppone che i difensori si atteggino a pinguini all’interno dell’area“.

Eppure, niente da fare, la ragion di fazione e di schieramento ha sempre la meglio sul buon senso. E allora Mancini è il primo che ai microfoni nel post-partita sbotta sostenendo che “Il rigore era netto, nelle precedenti giornate sono stati concessi rigori simili e anche meno evidenti, mi chiedo cosa facciano a fare le riunioni arbitrali del lunedì sull’uniformità di giudizio da tenere. Meglio che stiano a casa“. Inzaghi, Cicero pro domo sua, risponde prontamente invocando l’involontarietà del giocatore e la distanza ravvicinata ma ammette candidamente che “sono stati dati rigori anche per molto meno” rimarcando una volta di più le falle di un regolamento che continua a fare acqua da tutte le parti alimentando l’esercito dei “polemizzatori” del lunedì mattina.