Ci raccontano da sempre, nella storia della Milano sportiva, che il lunedì dopo il derby tra Inter e Milan è già tutto archiviato e si continua a guardare avanti, ma tra i bar dello sport, le moviole fino a notte fonda e i rotocalchi delle 6 del mattino, sappiamo che non è così. Tra vincitori e vinti, quando ce ne sono, corre sempre un filo sottile attraversato ancora da tensioni elettriche del giorno prima. Un quadretto ben sintetizzato dall’umore uguale nell’intensità ma contrario di segno tra i due allenatori, colleghi e amici da una vita. Mihajlovic e Mancini. Il primo è una furia, il Mancio se la gode.

Arrabbiato, e molto, Miha per il risultato, non per il gioco e a ragione. L’1-0 nerazzurro è stato in bilico fino alla fine e il match in fin dei conti è stato sbloccato da un episodio. Difficilmente però si ricordano derby non legati a episodi. Il Milan è bello, verticale, pericoloso, ma l’Inter ha ritrovato quel cinismo da grande squadra. Il tecnico serbo però a perdere così proprio non ci sta e, stizzito, con Beppe Bergomi, bandiera nerazzurra, sbotta così ai microfoni di SkySport:

“Oggi non sono arrabbiato, dispiace per il risultato, ma i ragazzi hanno giocato bene. Ha deciso un episodio, ma penso che abbiamo creato più di loro e giocato meglio. Se è possibile essere contenti dopo una sconfitta, io sono contento: abbiamo giocato molto più corti e in verticale delle prime due partite, soffrendo pochissimo, credo di aver ritrovato il mio Milan”.

Poi l’interrogativo tattico nella mente di tutti: perché la sostituzione di Bacca e non di Honda? “Era quello che mi aveva convinto meno, non teneva una palla, non era il solito Bacca e ho deciso di sostituire lui perché mancava ancora mezzora e non volevo togliere equilibrio ai miei, affrontavamo pur sempre una squadra pericolosa come l’Inter e non ritenevo opportuno giocare con tre punte“. E su Balotelli, a conti fatti l’uomo più pericoloso nel finale di partita: “Si sta comportando bene e ci può sicuramente dare una mano , ma ora è troppo presto per dare un giudizio. Deve continuare a lavorare in questo modo“.