Dopo l’impegnativo match vinto al Bentegodi contro il Chievo per 1-0 l’Inter si ritrova prima in classifica a 12 punti avendo infilato 4 vittorie nelle prime 4 giornate di campionato. Non succedeva dai tempi di Cuper, stagione 2002-2003 (ma allora non finì benissimo). Presto, troppo presto per parlare di scudetto. In primo luogo perché non c’è tempo materiale per farlo in quanto bisogna già preparare un altro match difficile contro l’altra squadra di Verona, l’Hellas, per il turno infrasettimanale e poi perché come giustamente rileva Mancini, manca ancora un’eternità alla fine del campionato: “La classifica va guardata alla fine e non ora. Due anni fa la Roma partì con dieci vittorie consecutive, poi però arrivò molto dietro alla Juventus che vinse il campionato“.

Quindi non c’è tempo e non c’è spazio mentale per cadere nella tentazione di specchiarsi in questo bel quadretto di risultati positivi. Ancora due partite, quella col Verona e quella ben più impegnativa di domenica 27 settembre contro la Fiorentina, e dal lunedì successivo si potrà cominciare a fare un po’ il punto della situazione, perché le giornate giocate saranno 6 e un po’ di conti si potranno cominciare a fare. E anche eventualmente godersi il magic moment nerazzurro, se di momento magico si tratterà. Il Mancio infatti, dopo Chievo, ha giustamente chiosato: “Noi non ci nascondiamo l’obiettivo è quello ovviamente di restare in alto il più a lungo possibile. Ora però è troppo presto per sapere chi vincerà il titolo, ne riparliamo tra qualche partita“.

Una cosa rimane comunque certa: questa Inter, complice un mercato estivo rivoluzionario, ha radicalmente mutato pelle. E attributi, verrebbe da dire. Ogni reparto è stato rivoluzionato traendone oggettivi benefici. In difesa ci sono Miranda, Murillo e, all’occorrenza, Medel. Il risultato è che l’Inter ha preso un solo gol in 4 partite. Il centrocampo non cincischia più come nel recente passato. Forse ha meno materia grigia ma muscolarità, corsa e continuità sopperiscono alle lacune “cerebrali”. E l’Inter in Melo ha trovato finalmente un leader. Quello che sa dare la sveglia e la carica quando la squadra si ammoscia. Annoso problema dei nerazzurri post-triplete.

Per quanto concerne il comparto offensivo inoltre, è vero che l’Inter davanti non sta facendo faville e i gol arrivano un po’ col contagocce, ma le occasioni per finalizzare arrivano. Va rilevato comunque il lavoro fondamentale degli esterni o di una seconda punta come Jovetic che opera molto anche defilato. Anche Perisic, meno appariscente, fa un lavoro di raccordo fondamentale, è lui che dal suo arrivo sta fungendo da trait d’union tra i reparti, compito che una volta gravava troppo sule spalle del solo Palacio. E ora è arrivato anche Ljajic a dar man forte in questo ruolo. Ci si aspettano solo tanti gol da un terminale vero come Maurito Icardi, che ha cominciato tardi ma bene da Verona.