È un teorema vecchio – e però efficace – come il mondo: le vittorie sono la miglior panacea contro le crisi e l’Inter, oltre ad aggiustare una classifica andata praticamente a picco dopo la sosta natalizia, aveva bisogno di una forte e convincente iniezione di fiducia, specie in vista del big match contro la Juventus della settimana prossima allo Stadium. Consapevole di tutto ciò, Roberto Mancini, raggiunto dai microfoni di Sky nel post-partita, ha candidamente ammesso: “Ci vuole un po’ di tempo per ritrovare la tranquillità. Quando le cose non vanno bene, tutte le partite sono delicate. Stasera era importante la vittoria per non staccarci troppo dal terzo posto: anche la Samp non era in un ottimo momento, ma è una buona squadra, quindi non era facile. La squadra può essere un po’ più contratta rispetto all’inizio quando le cose andavano sempre bene, in questi momenti bisogna dare qualcosa in più e stasera i ragazzi l’hanno fatto“.

Il fatto di aver disputato il match contro la Samp sotto gli occhi di José Mourinho (in tribuna d’onore al Meazza insieme a Moratti, Thohir, Zanetti e Ronaldo) ha portato decisamente fortuna all’Inter o, forse, proprio Mou ha dato quelo stimolo in più all’ambiente: “No, nessun fastidio la presenza di Mourinho, anzi – ha dichiarato il Mancio. Mourinho è l’allenatore che ha vinto la Champions e il Triplete, se io verrò a San Siro tra anni accadrà lo stesso“. Poi il tecnico jesino sottolinea l’importanza della compattezza del gruppo (in riferimento all’esultanza di D’Ambrosio insieme alla panchina e all’allenatore): “Il gruppo è formato da ragazzi splendidi che sono amareggiati per il periodo che stiamo passando, ma ne usciremo tutti insieme“. Ne viene un accenno anche al ritiro: “Il ritiro? Siamo stati quattro giorni alla Pinetina e questo ci è servito per ritrovare tranquillità, non è stato assolutamente un ritiro punitivo“.

Poi l’allenatore nerazzurro mette l’accento sul discorso tecnico del match contro i blucerchiati, analizzando l’esito di una partita non spettacolare ma condotta sui binari della solidità e della concretezza: “Abbiamo concesso loro l’iniziativa nel primo tempo ma era quello che volevamo. Il modulo? Abbiamo sempre giocato col 4-4-2 o col 4-3-3 tranne le prime cinque quando giocavamo col rombo: ma non è il modulo che conta. Il momento è particolare, non volevamo concedere niente: l’abbiamo giocata come l’avevamo preparata, senza concedere niente agli avversari: molte squadre giocano sempre così e alla fine vincono. Quando le cose andranno meglio vedremo“.