Fischi a San Siro, per un’Inter che non solo non sa più vincere ma sembra neanche più riconoscere (e, analogamente, riconoscersi) il discrimen delle fasi cruciali di stagione e le occasioni fondamentali da non fallire come quella rappresentata dal match casalingo contro il Carpi terzultimo in classifica (benché reduce da due successi e una striscia di risultati positivi). Un’Inter dal gioco stentato, troppe volte involuto e confusionario, poco concreta negli ultimi metri e che ha smarrito quella pragmaticità e cinismo che nella prima parte del campionato le avevano consentito di portare grano nel granaio, mentre ora quel granaio si sta pian piano svuotando.

Le prime parole di Roberto Mancini sono utili per sdrammatizzare tutto il tourbillon di polemiche sollevato nei giorni scorsi dalla querelle che lo ha visto protagonista con Maurizio Sarri in seguito al quarto di finale di Coppa Italia contro il Napoli: “Non avevo niente di Sarri, ma se vuole prestarmi Higuain, a me va bene“. Ma è durissimo e amareggiato per questo pareggio arrivato all’ultimo secondo col Carpi, soprattutto in considerazione delle occasioni mancate da Icardi e Palacio per chiudere il match: “Io a 50 anni avrei fatto gol. Se ti capita quella palla devi fare gol“.

Ben consapevole del tema tattico adottato dalla formazione di Castori al Meazza, l’Inter non ha saputo prendere le giuste contromisure, capitolando proprio nel finale di partita: “Sono dispiaciuto – ammette Mancini -, è la terza partita che buttiamo via così alla fine, con dei regali: era successo anche con Lazio e Sassuolo. Ma noi abbiamo un problema: non riusciamo a segnare più di un gol. Il calcio è questo: un’azione in contropiede al 90′ e quando ti deve andar male ti va male. Abbiamo dormito“.

E, analizzando nel dettaglio il match proprio alla luce della strategia messa in atto dalla formazione avversaria, Mancini traccia il punto di una situazione carente, deficitaria, che non può non suggerire una corsa ai ripari negli ultimi giorni della finestra invernale di mercato, anche se il Mancio di mercato non ne vuol proprio sentir parlare, dopo l’esosa campagna acquisti dell’estate: “Il Carpi è venuto a chiudersi, com’è normale che sia: noi abbiamo avuto le occasioni per fare più di un gol. Va così, c’è poco da fare. Dobbiamo migliorare la fase offensiva: fare un solo gol è troppo poco. Cosa ci manca? Tutto. Gli attaccanti devono lavorare, costruire e finalizzare: aspettare che ti arrivi la palla non serve a niente, è una cosa che va avanti da inizio campionato. Il calcio non è solo tecnica, ma è anche cervello: con l’1-0 una partita è sempre in bilico, davanti devono imparare ad andare sulla bandierina e a difendere la palla“.