Il match tra Inter e Torino della 31a giornata di campionato è sintomatico di come in Serie A (come per altri centomila aspetti del reale) non si possa vivere d’illusioni. Non giova né all’Inter né tantomeno ai suoi tifosi aver coltivato – e continuare a farlo – l’illusione che qualcosa fosse veramente cambiato nella testa dei giocatori dopo le meraviglie di San Siro durante la semifinale di Coppa Italia contro la Juventus (nonostante la mancata qualificazione). La squadra di Mancini dopo tre partite è tornata quella di sempre: immatura, inconsapevole e mai decisiva nei frangenti che contano.

E così, appunto, anche col Torino. Approccio mentale sbagliatissimo crogiolandosi nell’illusione che i granata avrebbero proseguito con il loro atteggiamento rinunciatario anche nel secondo tempo. E alla fine ingenuità e scarsa concentrazione sono il prezzo di una sconfitta che in bocca ha l’amaro di chi è quasi definitivamente costretto a rinunciare a un sogno come quello della Champions League. Ed è lo stesso mancini che oramai non ci crede più : “Gli episodi cambiano la partita, ma non possiamo farci niente, tanto ormai è finita“.

Se le illusioni non aiutano, di sicuro neppure l’alibi degli episodi, o delle decisioni arbitrali, ma Mancini vuole trovare una ragione minima sufficiente per spiegare la sconfitta col Toro e, in generale, una disfatta di stagione: “La prima ammonizione di Miranda non mi sembra che ci sia: la prende di spalla, non si può ammonire così facilmente, queste cose succedono solo contro l’Inter, succedono cose non giuste. Poi forse non è rigore neppure il nostro: la prende con la mano, ma per me sono rigori che non si possono dare. E poi l’espulsione di Nagatomo è assurda. Sono in cinque, ce n’è uno dietro la porta e forse è lui che dà il rigore: dalla panchina sembrava assolutamente simulazione. Ogni volta a San Siro ci buttano fuori un giocatore, non so quanti rigori contro abbiamo avuto“.

Gli episodi contano, di sicuro e sono quelli che in definitiva fanno svoltare le partite ma è senz’ombra di dubbio l’atteggiamento mentale e l’approccio alle gare che determinano ancora di più il segno e l’andamento non solo di un singolo match ma di un trend, un percorso, e una fase di un’intera stagione. Non avere consapevolezza di questo significa non avere una visione a 360° sulla realtà di uno sport che non si basa solo sull’esito di singoli episodi.