Sarà felice Andrea Stramaccioni, che di recente aveva confessato quale gioia gli avesse procurato regalare lo scudetto alla Juventus alla penultima giornata dello scorso campionato. I bianconeri lo accontentano e, vincendo per 2-1 nel diluvio di San Siro (Quagliarella e Matri intervallati dal pari di Palacio), blindano ulteriormente un titolo di campioni d’Italia che ormai soltanto un default di proporzioni bibliche potrebbe negargli. All’Inter, generosa e poco altro, non è bastato l’orgoglio: per il calcio ad alti livelli ci vuole anche qualità.

La gara si mette subito sul binario giusto per la squadra di Antonio Conte, che al 3’ è già in vantaggio: Quagliarella (foto by InfoPhoto) riceve da Marchisio ai 25 metri e, con una delle prodezze balistiche tipiche della casa, batte l’incolpevole Handanovic sotto l’incrocio dei pali più vicino. I nerazzurri reagiscono con veemenza ed è Buffon, prima su una conclusione dalla distanza di Cassano e poi su un colpo di testa ravvicinato di Palacio, a salvare la baracca. La Juve, poco brillante e forse distratta dall’impegno di Champions League, si affida quasi unicamente a qualche ripartenza orchestrata dal sofisticato Pirlo: sugli sviluppi di una di queste, il quarterback bresciano imbecca Vidal con un magnifico sinistro, ma il cileno è stoppato da Handanovic in modo più che sospetto. D’altra parte, non che sull’altro versante si veda molto di meglio, con un’Inter limitata a qualche accelerazione dell’interessante Kovacic e alle giocate, rigorosamente da fermo, di Cassano. E così, dopo il primo scoppiettante quarto d’ora, il primo tempo si scolorisce lentamente e senza sussulti.

Canovaccio molto simile nella ripresa, solo che in questo caso è l’Inter a partire forte. Il cambio Alvarez-Guarin dà la giusta scarica nervosa ai nerazzurri, che dopo pochi minuti pareggiano: Cassano approfitta dell’unico errore di Pirlo e pesca Palacio sulla corsa, l’argentino penetra nella difesa bianconera con un perfetto controllo e di interno destro batte Buffon. In queste occasioni, tuttavia, si vede la differenza tra una squadra sempre e comunque autoconsapevole e una che vive di momenti: Quagliarella si avventa su un pallone che Chivu aveva giudicato ormai oltre la linea di fondo e mette al centro per il facile tap-in sottoporta di Alessandro Matri, come sempre invisibile fino al momento di segnare gol pesanti. Il match si innervosisce e, complice il campo scivoloso, si sprecano le botte. Rizzoli è bravo a non giudicare da rigore un intervento di Chiellini su Kovacic, meno bravo quando lo stesso livornese stende Cassano in piena area. Stramaccioni prova il tutto per tutto, buttando nella mischia anche Cambiasso e Rocchi (!), mentre Conte risponde rinforzando la trincea con Pogba e Peluso. Il forcing finale dei nerazzurri è pieno di orgoglio ma povero di qualità e non c’è nulla da segnalare fino al triplice fischio, se non il fallo criminale con cui Cambiasso, sull’ultimo pallone del match, rischia di sbriciolare una gamba a Giovinco, forse scambiandolo per un capretto pasquale. La Juve vede il 29esimo scudetto prendere forma, mentre la Champions League dell’Inter si sfalda come una cartaccia nella pozzanghera.