Forse non tutti i mali (da derby) vengono per nuocere e probabilmente, come un alchimista contemporaneo, Mancini ha saputo trasformare la melma, dentro la quale l’Inter si è impantanata nell’ultimo periodo, praticamente dalla disfatta casalinga contro la Lazio prima della pausa natalizia, in oro. Perché dopo la stracittadina della Madunina, l’Inter che si è presentata di fronte al suo pubblico al Meazza è stata tutta un’altra Inter rispetto a quella vista di recente sia contro il Milan che, in Coppa Italia, contro la Juventus.

In tutto questo c’entra decisamente Mauro Icardi, perché suo è il gol vittoria nel match contro il Chievo, sue sono le occasioni da rete più ghiotte in una serata nella quale ci ha pensato l’esordiente (a 25 anni) in Serie A Andrea Seculin a stregare la porta avversaria. Un Icardi che, di sicuro, dopo il derby e dopo quel rigore sciagurato che avrebbe potuto riscrivere il finale di una partita storta, quella coi rossoneri, ha avuto un confronto di quelli seri e “pesi” col Mancio, un inderogabile faccia a faccia con l’allenatore sulle responsabilità di un capitano all’interno di una squadra.

Un capitano che, per altro, era stato lasciato in panchina per diverse gare e che anche contro il Milan era subentrato solo in seconda battuta e che invece, come dicono i numeri, è il giocatore di cui l’Inter ha più bisogno nei momenti difficili, legge dell’1-0 a parte. Perché Icardi, se vuole, sa interpretare alla perfezione quel ruolo da centravanti moderno per il quale è stato acquistato: oltre ad avere il fiuto del gol, è quello che in area sa farsi trovare sempre nel posto giusto al momento giusto, quel tipo di giocatore in grado di calamitare come uno magico magnete le palle da trasformare in rete, quello che può dare profondità alla squadra e il punto di riferimento per ogni manovra offensiva.

Mancini, taciturno a fine gara perché squalificato, non si è ancora espresso, ma lo ha fatto il ds Piero Ausilio al suo posto, ricordando – sempre nel post-partita di Inter-Chievo che Icardi “ha sempre fatto gol e li farà sempre. Alla sua età ha numeri importanti anche se quest’anno è un po’ ritardo sulla sua media (9 sigilli messi a referto, come il suo numero di maglia)”.

Anche lo stesso Maurito ha voluto un po’ zittire tutto e tutti dopo Inter-Chievo, a modo suo: “L’importante sono i tre punti, oggi abbiamo giocato bene e creato tante occasioni ma il loro portiere ha fatto benissimo. Un gol basta, va benissimo così. La traversa dopo il palo nel derby? Si vede che è un momento in cui devo prendere i pali. Il mio lavoro è fare gol, ho avuto sfortuna sul rigore contro il Milan perché l’ho calciato bene e ho preso il palo. Ma questo non cancella nulla del mio passato e i fischi neanche li sento: qui la gente mi vuole bene ed è giusto che la gente chieda di più quando si gioca male“.