Che l’Inter abbia questo cromosoma di pazzia nel suo Dna è una cosa risaputa, addirittura proverbiale, ma che anche de Boer alla fine s’inscrivesse così bene in questa filogenesi del club nerazzurro, frankamente (mi si perdoni il calembour) non ce lo si aspettava. Proprio quando si attendeva il finale di Inter-Juventus un po’ come l’esito di un massacro (una squadra che aveva mostrato tutti i suoi limiti e la sua pochezza a San Siro contro l’Hapoel Be’er-Sheva in Europa League, avrebbe affrontato con quella difesa così alta e scadente la squadra più forte d’Italia e tra le più forti d’Europa), i nerazzurri tirano fuori la prestazione che non ti aspetti riprendendosi con orgoglio tutta la stima e la fiducia della San Siro tradita 3 giorni prima.

La cosa certa e in qualche modo equivocata è che l’Inter A e l’Inter B, ovvero quella del campionato e quella di Coppa, sono due realtà abbastanza diverse. Nell’Inter vista in Europa League mancano (o sono mancati – in toto o in parte) quei giocatori chiave che conferiscono qualità al collettivo. Cosa già vista durante la terza giornata nella vittoria in trasferta contro il Pescara. Però il sapore della vittoria casalinga e per giunta contro la Juventus ha tutto un altro sapore: “Avevo già detto che ho fiducia in questa squadra – ha dichiarato de Boer nel dopo partita -. Abbiamo appena iniziato e ora i ragazzi hanno cominciato a capire il progetto, oggi lo hanno dimostrato. Siamo stati in svantaggio ma non abbiamo perso la testa e abbiamo lottato fino all’ultimo minuto. Abbiamo giocato molto bene, la Juve ha avuto le sue occasioni perché è una grande squadra ma anche noi ne abbiamo avute e abbiamo meritato vincere“.

Poi il tecnico nerazzurro risponde all’incredulità di alcuni giornalisti che s’interrogano su questa metamorfosi avvenuta in tre giorni: “Come ho fatto a cambiare l’atteggiamento della squadra in tre giorni? Ho mostrato gli errori fatti e anche quello che voglio creare, ma la cosa più importante è credere nel gioco della squadra e combattere fino alla fine, come fatto oggi. Poi, abbiamo anche gli uomini per vincere…“. Ovvero Miranda, Banega, João Mario, Candreva, Perisic e, soprattutto, Mauro Icardi: “Mauro ha giocato una partita incredibile per me, è un grande giocatore, è un esempio di come bisogna giocare. Va servito di più in area, intanto bisognava crescere come squadra e lo abbiamo fatto“.
Non piace all’olandese parlare di svolte, ma di percorso di crescita il cui presupposto deve essere la continuità e la costanza nel lavoro: “Se questa è la partita della svolta? Difficile dirlo, dobbiamo essere realisti: non si vincono titoli così presto, può capitare di battere la Juve e poi perdere con l’Empoli. Certo, questo risultato ci dà molta fiducia ma questo spirito va mostrato tutte le volte. Sono quelle partite che decidono se si combatterà per il titolo“.