Finisce con un insperato 2-1 in favore dell’Inter il posticipo serale della 3a giornata di Serie A all’Adriatico tra Pescara e Inter con, ancora una volta, capitan Mauro Icardi che toglie le castagne dal fuoco di una graticola già bell’e pronta per De Boer facendo quello che sa fare meglio: segnare. E con una doppietta stende un Pescara bello e sfortunato che in definitiva subisce una punizione fin troppo severa per quello che ha espresso in campo, per il fatto comunque di non aver chiuso la partita quando ne ha avuto la possibilità (Verre che spara su Handanovic trovandosi a tu per tu col portierone nerazzurro quando i biancazzurri erano sull’1-0), e per un match combattuto sostanzialmente ad armi pari.

Già, perché a conti fatti, sfortunata lo è stata anche l’Inter che ha avuto il merito di condurre le danze per lunghi tratti di partita, anche se non sempre in maniera proficua, attraverso un possesso palla spesso un po’ fine a se stesso. Una sfortuna che però è stata compensata da un overtime nel quale la squadra di De Boer ha cercato in tutti i modi la vittoria, anche a rischio di un plausibile tracollo con quella mossa azzardatissima di inserire a un certo punto tre attaccanti in un sol colpo (Jovetic, Palacio e Eder) trasformando il 4-2-3-1 in 4-2-4 con l’idea di limitare il raggio d’azione offensivo di Banega arretrandolo sulla linea mediana del nuovo acquisto João Mario, dal quale ci si aspetta naturalmente di più.

Un azzardo tattico che però ha pagato perché l’inefficacia del gioco nerazzurro fino a quel punto prodotto ha trovato un punto di svolta proprio nell’avanzamento del baricentro del gioco interista, in un momento nel quale il Pescara forse si è trovato a fare i conti con i propri limiti fisici dopo aver speso tantissimo in un match giocato davvero in maniera superba. Una squadra quella di Oddo che avrebbe meritato senza ombra di dubbio il pari e che può trovare onestamente l’unico motivo di rammarico nella sfortuna e in quel pizzico di cinismo (che al contrario l’Inter ha dimostrato) che le è mancato nei momenti più decisivi della partita.

Per il resto, solo note positive per una compagine che gioca un calcio fresco, veloce e, soprattutto, organizzato. Un calcio che sa come orchestrarsi sulle due fasi (almeno finché reggono gambe e polmoni) e che sa rendersi davvero micidiale in ripartenza. È stato un privilegiato piacere osservare i movimenti rapidi e in evidente sincronia tra i giocatori nelle fasi di ripartenza e/o transizione, con Verre al centro e Zampano sulla fascia destra che insieme al pericolosissimo Caprari (già di proprietà dell’Inter) hanno messo a ferro e fuoco centrocampo e difesa nerazzurra e con quella perla nera in più, il franco-camerunense Jean-Christophe Bahebeck, ex Psg, che può davvero impreziosire una ghirlanda di giovani talenti del calcio italiano, allenatore compreso.