Ci risiamo. È bastato un rigore (evidentissimo) non fischiato a Ranocchia in Inter-Cagliari per scatenare la solita gazzarra arbitrocentrica, con accuse neanche troppo velate di complotti e piccate controrepliche, come se l’evoluzione naturale di ogni duello-scudetto tra Inter e Juventus non possa essere che la guerra senza frontiere.

Già durante la partita è stato un tripudio di imprecazioni a cielo aperto da parte del presidente nerazzurro Massimo Moratti, imitato in campo da Stramaccioni (espulso per proteste) e, nell’immediato dopogara, da una certa turbolenza nel tunnel degli spogliatoi. A questo ha fatto seguito il silenzio-stampa che il club di via Durini ha imposto a tutti i suoi tesserati: un silenzio, in realtà, più chiassoso che mai, dal momento che, subito dopo, la società nerazzurra ha pubblicato sul proprio sito ufficiale il fotogramma del contatto Astori-Ranocchia – e, si sa, un’immagine vale più di mille parole. Infine, ecco il carico a coppe, a firma dello stesso Moratti:

Ho già vissuto queste situazioni e dopo tanti anni non vorrei ritrovarmi come allora”.

La dichiarazione, apparsa sul profilo Twitter del club, tira esplicitamente in ballo l’era-Moggi e la Juventus. E figuriamoci se, dopo le schermaglie delle settimane precedenti, compresa quella patetica tra Cassano e Conte, a Torino non pensino bene di cogliere la palla al balzo per rinfacciare, sempre tramite website, la prescrizione di cui ha goduto l’Inter per salvare il sanguinoso scudetto 2006.

In questo quadro di amenità assortite, c’è chi prova inutilmente a riportare la discussione entro il recinto dello sport. Come Adriano Galliani, che ha ricordato a Moratti di come l’Inter abbia goduto di un favore nel derby, e di come sia facile lamentarsi quando si subisce un torto, e più complesso invece parlare quando l’errore arbitrale va a tuo favore. “La cosa vale anche per me”, ha chiosato l’amministratore delegato rossonero, che certo non si è dimenticato della battaglia dialettica dello scorso anno in merito al gol fantasma di Muntari. Solo che allora, paradossalmente, erano i bianconeri ad avvertire “un’aria sgradevole”, tanto per riprendere la celebre conferenza-stampa di Antonio Conte.

Controreplica di Moratti: “E chissenefrega”.

Come a dire, lasciateci litigare in pace. La verità del campo è out, quella di complotti e complottini è in. Così è e così sempre sarà. Amen.