E ora? Probabilmente è questa la domanda che, da ieri sera, ha piantato radici nei cervelli esterrefatti di milioni di tifosi nerazzurri (accanto a una nutrita schiera di altre espressioni meno urbane), dopo l’ennesima debacle della squadra di Stramaccioni, sconfitta in casa dal Bologna dell’ex milanista Gilardino (foto by InfoPhoto), tre giorni dopo il tracollo europeo per mano del Tottenham. L’Inter viaggia a un ritmo da retrocessione (14 punti in 12 partite negli ultimi 3 mesi), gioca come peggio non si potrebbe, rischia di salutare l’Europa in ogni sua forma (Champions League, Europa League presente e futura) e, quel che è peggio, non dà alcun segno di aver almeno immaginato una exit strategy da questa crisi plumbea.

Su un punto, tuttavia, sembra ci sia unanimità di pensiero: la squadra è tecnicamente mediocre, l’allenatore è in confusione totale, ma la responsabilità va estesa anche ai piani alti. Lo striscione ironico con cui i tifosi nerazzurri, durante Inter-Bologna, si sono candidati per un provino ad Appiano Gentile, è stranamente assonante con quello che Massimo Moratti ha dichiarato prima del match: “Non solo colpe ai giocatori, anche la società dev’essere più adatta, più sveglia, più pronta, più vicina, più vera, più interista”. Partendo dall’ovvia considerazione che Moratti considera se stesso, a ragione, il più interista degli interisti, è evidente che anche il presidente ha iniziato a spostare la mira su chi la società la gestisce dal punto di vista del mercato: Marco Branca, che gran parte della tifoseria nerazzurra ha scaricato da lungo tempo.

Che le strategie di mercato nerazzurre degli ultimi due anni siano state, a seconda dei punti di vista, imperscrutabili, dissennate o addirittura demenziali, è fuor di dubbio. In questo preciso momento, l’Inter si ritrova con una rosa qualitativamente spolpata all’osso, rispetto allo squadrone del triplete, senza punti di riferimento per il futuro (a parte il clan argentino, ed è da dimostrare che ciò sia un bene) e con un passivo di una sessantina di milioni di euro. Come a dire, la botte è vuota e la moglie è scappata col vicino. Senza il terzo posto (al momento un miraggio), la prossima stagione l’Inter non avrà praticamente possibilità di operare sul mercato, se non con operazioni di secondo livello. Ma, d’altra parte, senza terzo posto è molto difficile che a ricostruire l’inter ci sia l’attuale staff tecnico e dirigenziale (un buon inizio, direbbero i contestatori). E Moratti? Lui non può licenziarsi: eventualmente, come ammesso dallo stesso patron, farsi da parte. E questo, forse, sarebbe un inizio ancora migliore.