Non esiste alcuna spiegazione plausibile, se non l’allucinazione, il miraggio, la fata morgana, a ciò che è accaduto in Inter-Atalanta. Il rigore fischiato a favore dei bergamaschi da Andrea Gervasoni appartiene di diritto alle scienze dell’occulto, ai fenomeni ESP e alle apparizioni di bestie pelose himalayane: nessuna prova di colpevolezza di alcun difensore nerazzurro, ma neanche nessun indizio. Una svista che non si può nemmeno definire tale, perché non è vero che l’arbitro non ha visto: ha visto, solo che nessuno ha capito cosa. Forse nemmeno lui.

Se l’errore di Gervasoni è imperdonabile, non sono da meno le parole incendiarie di Massimo Moratti (foto by InfoPhoto) nel dopopartita. Il presidente nerazzurro, comprensibilmente scornato per una sconfitta che di fatto elimina l’Inter dalla corsa ai milioni della Champions League (con tutto quello che ne conseguirà sul piano del mercato), ha detto di non credere alla buona fede degli arbitri. “Credo siano ventuno partite che non ci danno un rigore, statisticamente credo sia impossibile che non ci siano state occasioni tali in tutto un girone. Non credo alla buona fede”.

Va bene la rabbia, ma qui si esagera. In primo luogo, perché quella del numero dei rigori è storicamente una scemenza fatta e finita. Solo l’anno scorso, la Juve ha vinto un campionato senza quasi battere rigori. Nell’era Capello, il Milan dei tre scudetti consecutivi e delle tre finali di Champions League in tre anni non si vide fischiare un rigore per oltre un anno, dal 24 gennaio 1993 al 14 febbraio 1994: 386 giorni e 40 partite. Malafede anche all’epoca? Palazzo contro il Milan? Palazzo contro la Juve? Palazzo contro l’Inter? Per chi tifa il dannato Palazzo?

In secondo luogo, Moratti esagera perché fa finta di non vedere ciò che è invece ben chiaro ai tifosi nerazzurri: ovvero, che il solo, grande problema dell’Inter è la mediocrità diffusa con prepotenza cancerosa. Certo, la sfiga, ha colpito durissimo dove non avrebbe dovuto colpire, leggasi sterminio degli attaccanti validi e arbitraggi oggettivamente rivedibili. Ma il peccato originale è il non aver approntato una rosa adeguata in estate e averla addirittura peggiorata in inverno. Tutti i Gervasoni del mondo non possono angosciare il tifoso dell’Inter quanto la prospettiva di un’estate in cui si dovrà ricostruire ancora più profondamente dell’anno scorso, con ancora meno soldi, e con le stesse facce a prendere le decisioni che contano.