Un gesto vergognoso, di cui non viene a galla il colpevole. Fra Rai e Juventus è guerra aperta dopo gli insulti razzisti in cuffia al difensore Mehdi Benatia.

Benatia: “La Rai si faccia carico delle proprie responsabilità”

Durante la trasmissione “Calcio Champagne”, in onda su Rai 2, il difensore francese naturalizzato marocchino sente in cuffia la frase stai zitto, marocchino di m… e chiede: “Chi ha parlato dietro? Ho sentito un insulto…”. La conduttrice Sabrina Gandolfi, dallo studio di Milano, risponde: “Mi sa che ci sono dei problemi tecnici, credo dallo stadio… Benatia, non eravamo certamente noi se si è trattato di un insulto, che non fa parte del nostro modo di essere…”. E chiude il collegamento. Benatia è ritornato sul deplorevole episodio attraverso i canali social: “Ci tengo a confermare le parole che ho sentito nell’auricolare, che anche altre due persone hanno ascoltato. Il male che è stato commesso è tragico, ma più grave è non riconoscere i propri errori. Un’indagine è in corso. L’Italia è un Paese che ho nel cuore da anni, ma purtroppo c’è una minoranza intollerante. Sono marocchino ed estremamente fiero di esserlo!”.

Le scuse della Rai

Con un comunicato ufficiale la Rai si è espressa per prima sull’accaduto: “La Rai è sinceramente dispiaciuta per il deplorevole episodio di razzismo che ha coinvolto Benatia e che per fortuna non è stato accessibile ai telespettatori. Rai ha messo in moto tutte le verifiche per individuare il responsabile dell’accaduto e al momento gli approfondimenti tecnici istruiti portano a escludere che a pronunciare le inaccettabili frasi possa essere stato un dipendente dell’azienda. La ricerca andrà avanti, ma vista la gravità dell’accaduto Rai porge la sua piena e totale solidarietà al calciatore e alla società”.

Versioni contrastanti

Poi ha parlato anche Marco Mazzocchi, vicedirettore Rai Sport: “Mi spiace per quanto avvenuto, condanno la frase, ma confermo che dopo accurate ricerche non c’è responsabilità da parte di uomini Rai, né di tecnici né di collaboratori. Non voglio dare colpe ad altri, ma se l’audio fosse partito da Milano o Roma si sarebbe sentito in studio e in regia. Invece è stato ascoltato soltanto da tre persone a Torino. Vuol dire che la frase è partita dal service esterno che non c’entra nulla con la Rai”. Un’ipotesi che la Juventus smentisce categoricamente: “Alcune dichiarazioni informali e sui social tendono ad addebitare tale interferenza al servizio di produzione fornito da Juventus a Raisport. Circostanza inverosimile, poiché la produzione in loco non interloquisce con l’ospite. Juventus confida che le verifiche in atto da parte di Rai Sport proseguano senza indulgere in alibi che tendono a minimizzare e a distorcere i fatti”.