L’inchiesta su Infront avrebbe coinvolto anche il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, il presidente del Bari, Gianluca Paparesta, e quello della Lazio, Claudio Lotito. I tre sarebbero indagati, insieme al numero uno di Infront Italia, Marco Bogarelli, per l’ipotesi di reato di ‘ostacolo all’attività di vigilanza’. A riferirlo è il Corriere della Sera.

Infront e mediaset accusati di turbativa d’asta

Secondo l’accusa, Infront avrebbe iniettato denaro nelle casse di alcuni club dai bilanci traballanti, permettendo loro di iscriversi ai rispettivi campionati. Una attività utile ad aggirare l’ostacolo Covisoc, la Commissione di vigilanza sui bilanci delle società di calcio, omologa della Consob per le società quotate in Borsa.

Lo stesso quotidiano milanese spiega che gli inquirenti vogliono vederci chiaro su una operazione che avrebbe portato Infront ad immettere nelle casse del Genoa 15 milioni di euro in tre rate e 500mila euro in quelle del Bari.

Accuse rispedite al mittente da Enrico Preziosi, che così commenta la notizia. ‘La sede del Genoa è stata perquisita, ma i soldi necessari al nostro bilancio li ha messi l’azionista di riferimento, ovvero il sottoscritto’.

E dichiara la propria innocenza anche Paparesta, presidente del Bari. Il club pugliese avrebbe usufruito regolarmente di soldi provenienti da Infront attraverso normale contratto di sponsorizzazione della seconda maglia.

Sempre secondo quanto riporta il Corriere della Sera, i pm vogliono comunque vederci chiaro su questa operazione, che avrebbe coinvolto anche Claudio Lotito.

L’indagine sui bilanci che sarebbero stati gonfiati da Infront è un filone che discende dall’inchiesta principale e che riguarda il ruolo della società nell’assegnazione dei diritti tv del trienno 2015-2018.

L’ipotesi degli inquirenti è che Infront e Mediaset abbiano turbato l’asta per l’assegnazione dei diritti e che l’azienda di Cologno Monzese ne sia uscita favorita.