Il mistero legato alla morte di Marco Pantani si infittisce, col gip Vinicio Cantarini che ha rimandato la decisione sull’archiviazione del caso.

CHI E’ – Secondo il procedimento penale italiano, il giudice per le indagini preliminari è una figura incaricata di garantirne l’effettiva legalità. Introdotta nell’ordinamento in sostituzione del giudice istruttore, rispetto a quest’ultimo non ha autonomi poteri di iniziativa probatoria, ma provvede solo su istanza di parte. Gli atti conosciuti sono solitamente quelli che il pubblico ministero decide di allegare e sulla sua richiesta sceglie appunto se accettare l’archiviazione o meno.

PROVA INCRIMINATA - Altra funzione rilevante riguarda l’autorizzazione e la convalida delle intercettazioni di conversazioni tra presenti o comunicazioni telefoniche, come avvenuto per Pantani. La stessa persona che secondo Renato Vallanzasca gli aveva confidato anticipatamente in prigione l’esito del Giro d’Italia ’99, una volta identificato e interrogato ha chiamato un parente e un passaggio, secondo quanto pubblicato da Premium Sport, risulta particolarmente interessante:

U: “Dicendo che un camorrista di grosso calibro gli avrebbe detto: ‘Guarda che il Giro d’Italia non lo vince Pantani, non arriva alla fine. Perché sbanca tutte ‘e cose perché si sono giocati tutti quanti a isso. E quindi praticamente la Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani. Cambiando le provette e facendolo risultare dopato. Questa cosa ci tiene a saperla anche la mamma”
P: “Ma è vera questa cosa?”
U: “Sì, sì, sì… sì, sì”

COSA SOSTENGONO LE PARTI - Materiale utilizzato contro il pm secondo la cui relazione, in accordo con la perizia del professor Tagliaro (consulente della Procura), la morte è stata provocata dalla posologia sbagliata dei medicinali (presi sotto prescrizione) che Pantani assumeva per contrastare i forti sbalzi d’umore. In tutta risposta la difesa evidenzia la richiesta avanzata da Tagliaro di ulteriori esami, oltre alla mancata attenzione riposta alle nuove testimonianze, compresi infermieri, giunti per primi nella stanza e a detta dei quali non c’era nessuna pallina di coca accanto al cadavere, poi comparsa nel video girato dalla polizia scientifica.