Vincendo con difficoltà il match al Vicente Calderon contro l’Atletico Madrid con una rete del solito inenarrabile Messi, il Barcellona conquista meritatamente con una giornata d’anticipo il suo 23° titolo di Campione di Spagna dedicandolo alla memoria del compianto Tito Vilanova. Nella rincorsa al titolo, è stata inutile la larga vittoria dei rivali del Real Madrid per 4-1 con tripletta di Cristiano Ronaldo nella contemporanea sfida contro l’altra squadra catalana, l’Espanyol (tutte le partite della Liga si giocavano alle 19 per non generare vantaggi/svantaggi psicologici). E per Luis Enrique – nessuno ci avrebbe scommesso un pesos a luglio – è subito successo nella Liga alla sua prima stagione alla guida dei blaugrana. Dopo una serie di stagioni e di esperienze (si ricorderà quella italiana sulla panchina della Roma) alla guida di club minori, dal Barcellona B al Celta Vigo, “Lucho” non si è lasciato sfuggire la sua grande occasione come allenatore di una squadra finalmente prestigiosa e i paragoni con un predecessore importante come Pep Guardiola non sono certo mancati.

Certo, con un organico come quello del Barcellona messo a disposizione da Bartomeu, succeduto a Rosell nel 2014 risulta difficile non vincere, ma la Liga oltre al duopolio fantamilionario rappresentato da Barça e Real Madrid ci ha abituato a sorprese non inusuali, come nel caso dello scorso anno in cui a trionfare fu l’Atletico Madrid del Cholo Simeone. La differenza quest’anno l’hanno fatta i tre là davanti. Con l’acquisto di Suarez durante l’estate scorsa il club catalano è andato a formare l’attacco più forte e temibile del mondo. Il tridente (inter)stellare Neymar-Messi-Suarez, per distinguerlo da quello “galattico” della BBC madridista, ha portato a casa in una sola stagione qualcosa come 115 gol (79 solo nella Liga) e 63 assist (46 in campionato). Numeri fantascientifici.

Il confronto con Guardiola, recentemente sconfitto nel duello di Champions League, può avere un senso se si pensa che, al netto di un inevitabile processo di maturazione o d’invecchiamento, molti dei giocatori appartenuti alla rosa del tecnico ora alla guida del Bayern Monaco fanno ancora parte del Barcellona di Luis Enrique: Piqué, Dani Alves, Xavi, Iniesta, Busquets, Messi, Pedro. Semmai l’asturiano è in deficit rispetto a campioni che stanno tuttora marcando la differenza in altri campionati, come Yaya Touré, o sul viale del tramonto come Puyol e Abidal. Altra cosa che li accomuna è il trionfo nella Liga al loro primo tentativo e il fatto che, come Guardiola fece nella splendida annata 2008-2009, anche Luis Enrique ha la possibilità di conquistare il triplete essendo arrivato in finale sia in Coppa del Re che in Champions League. Difficilissimo eguagliare la magnifica stagione d’esordio di Pep, con quei 158 gol segnati avendo vinto tutto, però “Lucho” è sulla strada buona avendo ad esempio superato nettamente gli 87 punti di Guardiola (93 quelli dell’attuale classifica del Barça) e i 105 gol all’attivo (108 per ora) e 35 al passivo (19 la quota attuale). Insomma ci sono tutti i presupposti per fare addirittura meglio dell’amico del Barcellona che fu.