Con buona pace di tutte le sfide classiche di tutti i campionati di calcio a livello planetario, “el clasico” per antonomasia è e rimane soltanto uno, quello atteso non soltanto in Spagna dalle infuocate tifoserie castigliane e catalane (una sfida che storicamente è geo-socio-politico-culturale prima che calcistica) ma in tutto il mondo del calcio: Real Madrid-Barcellona. Ebbene, nel primo atto di questo spettacolo incommensurabile. andato in scena nel tardo pomeriggio di ieri al Santiago Bernabeu, i padroni di casa sono stati letteralmente annichiliti da un Barcellona molto più galattico di loro, con Suarez, Neymar e Iniesta davvero stellari.

Tolti alcuni singoli episodi, quando giocatori di livello stratosferico come Cristiano Ronaldo, Gareth Bale e Karim Benzema sono riusciti ad andare “in isolamento”, per usare un’espressione cestistica, in realtà pochissimi poiché il muro difensivo blaugrana è riuscito quasi sempre a fare buona guardia, l’impressione d’insieme era quella di due compagini in campo animate da una filosofia di gioco completamente differente, come quasi si stesse assistendo a due forze o, meglio, due principi totalmente antipodici: quello del caos e quello dell’ordine.

Sotto questo profilo e anche nonostante l’impegno di gente di qualità in mezzo al campo come Modric e Kroos, il Real di Benitez soffre ancora del suo antico male, ovvero quello della difficoltà di generare un gioco organizzato, di costruire la manovra armonizzando le parti e coinvolgendo un buon teamwork. Al contrario il Barcellona di Luis Enrique è una squadra che gioca a memoria potendo addirittura permettersi il lusso di prescindere da Messi. Alla fine il più grande obiettivo raggiunto da un anno a questa parte dall’allenatore asturiano.

Fondamentale anche l’inserimento di un altro giocatore dal luminoso avvenire come Sergi Roberto che si sta inserendo alla perfezione nel sistema di gioco del Barcellona. Ma la meraviglia del centrocampo “a orologeria” di Busquets, Rakitic e Iniesta è da brividi lungo la schiena. Il modo in cui riescono a dettare tempi, ritmi e modalità di gioco, il fatto di eseguire le due fasi in maniera naturale e di non far sembrare quella di ripiegamento una fase “innaturale” per i loro educatissimi piedi. Che ci vuole a far brillare stelle di per sé di abbacinante bagliore come Suarez, Neymar e, naturalmente, Lionel Messi. Uno 0-4 finale che di certo non sarà facile dimenticare dalle parti di Madrid, e qualcuno comincerà a pensare che qualcuna delle merengues forse sta cominciando ad andare a male.