Una notizia come questa – Ibrahimovic che si rifiuta di incontrare un bambino malato terminale – non poteva non fare il giro del mondo, con il campione svedese che per l’opinione pubblica è immediatamente diventato una via di mezzo tra Mangiafuoco e il mostro di Milwaukee. Ora, per bocca di Faruk Hadzibegic, tecnico bosniaco da molti anni in Francia, è arrivata la versione di Ibra, qualcosa di molto simile a “non ne sapevo nulla”.

Intervistato dal quotidiano di Sarajevo, Dnevni Avaz, Hadzibegic sostiene la tesi che la “controversa” attivista umanitaria Tehvida Thea Rekic non aveva preso accordi né ricevuto inviti da nessuno, contrariamente a quanto da lei sostenuto ai media bosniaci al suo ritorno in patria. Secondo lui, il PSG gli avrebbe assicurato che la Rekic li avrebbe semplicemente informati del loro arrivo a Parigi e che il club aveva messo loro a disposizione una macchina all’aeroporto, senza tuttavia riuscire a prendere contatti con il giocatore. Per Hadzibegic, insomma, Ibrahimovic non sarebbe da condannare, perché semplicemente non ne sapeva nulla.

Ma non è tutto: il giornale bosniaco attacca duramente l’attivista Rekic, accusata di aver sfruttato il povero Hajrudin per far pubblicità a sé e alla sua ONG, persuadendo il bambino e la sua famiglia ad affrontare un viaggio che i medici, nemmeno consultati, avrebbero sicuramente sconsigliato.

Ora si attende la reazione ufficiale di Zlatan Ibrahimovic e del PSG. In ogni caso, ovunque si trovi la verità, la vicenda è di uno squallore senza precedenti.