Botta e risposta in casa Milan prima del primo derby di stagione tra le due milanesi in campo neutro (molto neutro, a Shenzhen in Cina) tra il neo-allenatore Sinisa Mihajlovic e Zlatan Ibrahimovic con i due protagonisti del Milan di oggi e di ieri che si sono, in maniera del tutto indiretta e, per così dire non sincronizzata, scambiati battute e pareri a distanza sulla possibilità da parte del fuoriclasse svedese di tornare a vestire la casacca rossonera.

Il tono di Mihajlovic è scherzoso e molto ironico nei confronti dell’asso del Paris Saint Germain ex Inter e Barcellona, lui che lo ha allenato quando era vice di Mancini all’Inter: “È il mio primo derby sulla panchina del Milan, vorrei cercare di abituarmi a vincere contro l’Inter. Mi aspetto miglioramenti sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, fisico, caratteriale. – E in conclusione la battuta – Servirebbe uno come Ibrahimovic, quindi – rivolgendosi allo svedese – Ibra, se hai i soldi per l’aereo, raggiungici qui in Cina, ti attendiamo…”.

Stando però ad alcune dichiarazioni di Ibrahimovic rilasciate in seguito alla sua ultima uscita ormai famosa e sibillina (“Il mio futuro è nelle mani di Mino Raiola“), Ibra non ha in questo momento pensieri per il Milan, né tanto meno intenzione di prendere l’aereo per la Cina “Mi piacerebbe giocare negli Usa e non a fine carriera“.

Molto probabilmente l’attuale soggiorno statunitense nel quale il PSG è impegnato per una serie di amichevoli risulta ad alto gradimento per Ibrahimovic. Forse perché intravvede nell’MLS un campionato ancora vergine e ricchissimo di potenzialità, una lega che sta crescendo molto come strutture, interessi e popolarità che annovera fior di campioni e veterani del calibro di Lampard, Gerrard e adesso Pirlo ma anche un esercito di giovani autoctoni che si sono accostati al mondo del calcio dopo decenni di buona semina.

Non sono autorizzato a dire in qualche squadra mi piacerebbe giocare. Penso solo che sarebbe un’esperienza incredibile. Vedo che il calcio sta crescendo molto negli Stati Uniti. Sono venuto qui l’ultima volta 10 anni fa e il calcio non era al livello di oggi. Va nella buona direzione e voglio che sia al livello dell’Europa. Si vedrà. Penso che siano in tanti i calciatori a voler venire qui a giocare. Forse non all’inizio della loro carriera, ma alla fine, per godersi il calcio e la vita qui. Ma io non voglio essere un giocatore che viene negli Stati Uniti per il suo nome. Se arrivo, voglio portare risultati. Oppure non vengo. Gioco per vincere, è questo il mio lavoro“. Parole schiette e dirette insomma quelle di Ibra che fanno comunque riflettere sul fatto che forse Ibrahimovic e Milan sono due termini destinati a rimanere separati per sempre.