Com’è giusto che sia, l’eliminazione dalla Champions League della Juventus per mano del Bayern Monaco è stata accettata senza particolari traumi dall’ambiente bianconero, come dovrebbe sempre succedere quando si soccombe al cospetto del più meritevole sulla carta e sul campo. Non solo, è stato individuato subito anche il colpevole: lo spread, alias il differenziale economico tra calcio italiano e calcio tedesco, alias il maggiordomo senza alibi che consente ai nobiluomini di uscirne puliti.

C’è tanto di vero in quel che si è detto, anche se magari stona che a parlare di budget siano le stesse persone che ne hanno avuto a disposizione uno tutt’altro che risicato da investire la scorsa estate, e le stesse persone che si innervosivano quando qualcun altro (Allegri) glielo faceva notare. Fatto sta che, spread o non spread, nell’agora bianconera si è tornato a ridiscutere di strategie. Quale via intraprendere per colmare il gap che separa i campioni d’Italia presenti e futuri dalle big europee? Proseguire con la prudente pianificazione pluriennale, magari spendendo più saggiamente i soldi a disposizione (vero, Marotta)? O approfittare del prevedibile effetto-domino che  scuoterà l’Europa la prossima estate causa migrazioni eccellenti in panchina, e portare a casa qualche pezzo di artiglieria a ventiquattro carati?

Da qualche tempo, il nome di Zlatan Ibrahimovic (foto by InfoPhoto) rimbalza con una certa frequenza sulle prime pagine dei nostri giornali. Solo oggi, ne parlano con dovizia di particolari sia Gazzetta che Corsport (mentre il quotidiano di partito di Torino è per l’austerity). Sarebbe lo stesso svedese, dato come spodestato dal trono parigino dall’arrivo di Cristiano Ronaldo, ad aver scelto l’ennesimo ritorno nel campionato italiano, nella squadra che lo aveva lanciato e consacrato ormai quasi dieci anni fa. L’Italia è casa sua, la Serie A è il suo territorio di caccia privilegiato e le incomprensioni e i tradimenti, per uno così, scivolano via sulla pelle come acqua piovana. Non c’è dubbio che, improbabile accordo economico a parte, Zlatan gradirebbe la soluzione bianconera. Ma quanto converrebbe alla Juve?

Ibrahimovic è un giocatore immenso ed è inutile perfino parlarne. Talmente forte che, quasi sempre, il suo nome finisce per coincidere con quello della squadra in cui gioca. Ma è un accentratore, tutto passa da lui, nel bene (spesso) e nel male (in Champions League): nulla di più lontano dalla filosofia collettivista di Conte. E va per i 32 anni, non proprio un prospetto futuribile. Anche se fosse davvero raggiungibile un’intesa sull’ingaggio, varrebbe la pena operare un simile investimento per continuare a vincere in Italia – cosa che la Juve sta facendo anche senza – senza particolari garanzie (eufemismo) di farlo anche in Europa? Il tutto, complicando la vita a Conte (e a Pirlo, che con Ibra proprio non si sposa) e bruciandosi l’opportunità di altre operazioni rilevanti dal punto di vista economico? A opinione di chi scrive, no. Se la risposta all’eliminazione dalla Champions League è Ibrahimovic, significa che la domanda è sbagliata.