I più forti possono sognare ciò che vogliono”.  Sembra un bel motto di chissà quale maître à penser, vero? E invece no, me la sono inventata al momento. Comunque, ha un suo senso. Prendiamo la Juventus: ha praticamente vinto il campionato senza nemmeno sbattersi, in Champions League viaggia come un monorotaia giapponese, ha uno stadio fantastico, i soldi non mancano. Perché non sognare in grande? Perché accontentarsi delle voraci formiche rosse di Conte, quando si può pensare, che so, al clamoroso ritorno di Zlatan Ibrahimovic,  a sette anni di distanza dalla sua fuga all’Inter (foto by InfoPhoto)?

Ne parlano un po’ tutti i giornali, quest’oggi – la Gazzetta, addirittura, prospetta una doppia cessione di quelle pesanti (Matri e soprattutto Vidal) per arrivare allo svedese. Ma ne ha parlato anche Pavel Nedved, padre della patria bianconera e attuale dirigente in Corso Galileo Ferraris, che ha ammesso senza esitazioni di gradire l’ipotesi di un Ibra-bis a Torino.

Ora, al di là delle considerazioni tattiche – a parere di chi scrive, il fenomenale solista proboscidato poco s’accorderebbe con il collettivismo di Conte – e ambientali (i tifosi non gli hanno mai perdonato il voltafaccia del 2006), la realtà è come sempre molto diversa dagli universi onirici. La Juve è tornata sì ricca e autoritaria, ma è ancora ben lungi dall’onnipotenza economica, e un ingaggio mostruoso come quello di Ibrahimovic (una ventina di milioni lordi annui) non se lo potrebbe permettere per alcun motivo al mondo. Soprattutto se, a questi, andrebbe aggiunto un obolo considerevole per il cartellino del giocatore (almeno 15 milioni di euro).

Insomma, un’operazione insostenibile per un qualunque club italiano che abbia a cuore i bilanci (cioè tutti, almeno in questo momento). A meno che, ovviamente, lo svedese non accetti di dimezzarsi di netto gli emolumenti. Ma qui, più che di sogni, si parla di assurdo logico.