Non bastano le pinze per prendere questa notizia, serve anche la muta anti-radiazioni. Ma noi ve la diamo lo stesso: Ibra torna al Milan. Secondo l’edizione odierna di Repubblica, con le dichiarazioni di fuoco nei confronti della Francia e dei francesi, l’avventura di Zlatan al PSG sarebbe giunta a un punto di non-ritorno. Quel dirompente sfogo, insomma, non sarebbe altro che l’ennesima variazione zlatanesca sul tema del “mal di pancia”, un modo per rendere evidente a tutti il suo malcontento e la sua intenzione di cambiare aria a fine stagione. E fin qui, in effetti, l’interpretazione ci può stare tutta. Ma per andare dove? Al Milan, il club nel quale lo svedese si è meglio trovato nella sua lunga carriera.

Ibra torna al Milan

Come si suol dire, è qui che casca l’asino. Tra le cose che hanno finora caratterizzato l’epopea calcistica dell’Ibradiddio, oltre alla sua classe immensa, il suo nomadismo, il suo ego planetario e l’allergia alla Champions League, è la sua avidità. Lo svedese non si è mai mosso per andare a guadagnare di meno, la sua è stata una scalata costante fino alle cime più impervie del Monte Ingaggi. Ora guadagna 10 milioni di euro all’anno ed è pura fantascienza che il più micragnoso Milan della storia berlusconiana possa pensare anche solo di avvicinarsi a una cifra simile. Ibra, insomma, dovrebbe necessariamente sforbiciarsi lo stipendio e non di poco.

Certo, sostiene Repubblica, ci sono sempre gli sponsor, che potrebbero contribuire a parte del suo gigantesco ingaggio. Il Milan gli garantirebbe 4 milioni di euro più bonus, corrispondenti al tetto massimo previsto dall’attuale policy rossonera, il resto ce lo metterebbero gli altri. Va da sé, naturalmente, che anche questa avventurosa ipotesi può reggere al cospetto della logica solo nel caso in cui le casse di via Aldo Rossi fossero nel frattempo irrorate da nuovi capitali freschi in arrivo dall’Estremo Oriente (ma vanno bene anche dal Medio Oriente). Perché possiamo sforzarci di immaginare uno Zlatan che, in virtù dei suoi 33 anni e mezzo, possa accontentarsi di guadagnare un po’ di meno, pur di abbandonarsi all’ultima, estrema sfida della sua vita calcistica, rilanciare un Milan moribondo; ma non uno Zlatan che intenda giocare circondato da compagni imbarazzanti, con nient’altro in prospettiva che la lotta per il settimo posto.