Il fatto che una delle più autorevoli riviste calcistiche del mondo, France Football, lo abbia pubblicamente invitato a farsi da parte, non significa necessariamente che il ritorno di Ibra al Milan si farà – va bene il Quarto Potere, ma la stampa non è ancora in grado di pilotare le volontà degli individui. “Arrivederci e grazie di tutto“, ha sparato in prima pagina FF, poi suggerendo apertamente al PSG di vendere lo svedese, che ormai “ha perso il ruolo di condottiero, indebolito dagli infortuni e dagli acciacchi dell’età. Il Psg può tranquillamente fare a meno di lui grazie a giocatori in ascesa come Pastore e Cavani, pronti finalmente a prendere per mano la squadra”. Al di là delle argomentazioni più o meno discutibili (per informazione dei colleghi transalpini, lo svedese è quel tizio che nella stagione passata ha segnato 30 gol in 37 presenze complessive), una cosa è certa: se c’è qualcosa che Zlatan non tollera, è Zlatan che viene messo in discussione da qualcuno che non si chiama Zlatan.

Considerando che qualche mese fa lo stesso Ibra aveva rivolto un pensiero al miele e cannella alla Francia, apostrofata romanticamente come “paese di merda”, e considerando che l’unica cosa che Ibra ha di più sovradimensionato dei suoi piedi numero 47 è il suo orgoglio, possiamo ben immaginare come la presa di posizione di FF abbia ulteriormente convinto lo svedese a guardarsi intorno. La Ligue 1 gli è sempre stata stretta, d’altra parte, e dal momento che il treno per sfondare in Spagna è già passato sei anni fa, e che forse è un po’ tardi per avventurarsi in un campionato completamente diverso come quello inglese, ecco che ritorna prepotente il desiderio di tornare a casa. In Serie A. A Milano.

L’unico che può decidere del suo destino è Ibrahimovic stesso, come peraltro ha quasi sempre fatto (unica eccezione: il passaggio dal Milan al PSG). Il club dello sceicco Al-Khelaifi potrà anche non essere d’accordo, ma se lo svedese manifesta apertamente la sua voglia di cambiare aria, non sarebbe né saggio né conveniente trattenerlo a forza: non uno così dominante nello spogliatoio, non uno che il prossimo anno costerà ai francesi una ventina di milioni di euro di ingaggio. Il Milan ha già preso posizione, ed è una posizione da cui non vuole schiodarsi: zero euro al PSG, triennale da sette milioni netti al giocatore (o biennale a 8,5). E’ una guerra di trincea, dalla durata indefinibile. Galliani è disposto ad aspettare fino alle 23 del 31 agosto.