A due anni esatti dal suo approdo a Milano, tra squilli di tromba e il barbagliare dei flash dei giornalisti di mezzo mondo, ma soprattutto giapponesi, l’esperienza di Keisuke Honda in rossonero non può certo essere definita trionfale: a parte i primi due mesi della gestione Inzaghi, quando addirittura arrivò a insediarsi al primo posto della classifica cannonieri con sei reti in una manciata di partite, il numero 10 non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista, deludendo per l’eccessiva linearità del suo gioco e finendo regolarmente ai margini della squadra. Sarà anche per questo che negli ultimi tempi ha deciso di regalare a se stesso un nuovo vestito di scena: quello del Grillo Parlante.

Sulle pagine del portale Kyodo News, il giapponese ha ritenuto indispensabile fornire un suo parere (un altro) circa la politica societaria da lui osservata durante la sua permanenza a Milano, attaccando a cannoni spianati le scelte strategiche del club che lo paga lautamente: “Quando sono arrivato sono iniziati gli esoneri, e il periodo nero dura ormai da due anni e mezzo. Il Milan ha una storia prestigiosa e il potenziale per rialzarsi, ma non è più un club che possa pensare di acquistare un calciatore per risolvere le cose. Negli ultimi anni sono arrivati Kakà, Robinho, Balotelli, Fernando Torres, Essien: grandi calciatori a fine carriera. non basta. Il momento era difficile già al mio arrivo, sapevo a cosa andavo incontro. Mi volle Allegri, ma venne subito cacciato. Poi gli esoneri sono proseguiti…“. Boom.

E, come anticipato, non è la prima volta che Honda si lascia andare a questo genere di considerazioni. Lo scorso ottobre, per esempio, tuonò contro Mihajlovic, colpevole di aver scaricato le responsabilità sui giocatori, e soprattutto sulla dirigenza, che a suo parere andrebbe strutturalmente ripensata.

Oggi come allora, non possiamo che concordare con l’Honda-pensiero, almeno nei concetti basilari: è evidente che la girandola di allenatori oltraggia il passato del Milan e compromette presente e futuro, ed è evidente che acquistare vecchie glorie scalcagnate non abbia affatto aiutato la ricostruzione della squadra. Resta il fatto che queste osservazioni sono accettabili se provengono da un esterno, e molto meno accettabili se provengono da un tesserato.