Non furono i tifosi del Liverpool a provocare la tragedia dell’Heysel, che il 29 maggio 1985 costò la vita a 39 tifosi della Juventus, giunti a Bruxelles per assistere alla finale dell’allora Coppa dei Campioni tra bianconeri e Reds.

E’ quanto ha racccontato l’ex portiere del Liverpool Bruce Grobbelar. “Mia suocera era allo stadio. Era giunta in Belgio con un traghetto. Poco prima di imbarcarsi, sentì alcuni tifosi dire ‘questa sarà l’ultima partita del Liverool in Europa’. Avevano tatuaggi di alcuni club londinesi ed appartenevano al National Front, l’estrema destra. Sono stati loro. Fecero quello che dovevano fare ed andarono subito via, infatti non li hanno più trovati”.

“Il Liverpool era odiato dal resto dell’Inghilterra perché vinceva” ha dichiarato ancora Grobbelar “Qualcuno ha deciso di fargliela pagare. In tutti questi anni sono stato diverse volte a Londra, sono stato nei locali frequentati dai membri del National Front, ho cercato di avere quante più informazioni possibile, ma le prove definitive non le ho”.

“Fu una serata drammatica. Mia madre era venuta per la prima volta dal Sudafrica, per vedermi. Per assistere alla finale. Purtroppo finì in maniera tragica”.

Lo spogliatoio del Liverpool era molto vicino al tristemente settore Z, quello del muro crollato in seguito alla carica dei tifosi inglesi.

“Eravamo andati in Belgio per vincere. Ce l’avremmo fatta e ne eravamo convinti. Mancavano cinque minuti al riscaldamento quando sentimmo un forte rumore. Lì capimmo che era accaduto qualcosa di tragico. Passamo acqua e asciugamani, ma avevamo visto abbastanza perché quella partita non potesse essere giocata”.

” Appena entrato in campo trovai tre coltelli nella mia area di rigore, lanciati dalla curva alle mie spalle. Eravamo lì con il fisico, ma con la testa non c’eravamo. La Uefa sbagliò a far giocare quella partita, ma la Juventus non doveva resituire il trofeo. Perché farlo? Hanno fatto un gol in più di noi ed era giusto che se la tenesse”.

“Quella partita passò in un attimo. Dal fischio d’inizio fino alla fine. Poi ricordo il silenzio in albergo. Dinotte ho spesso incubi, sogno quella tragedia, e quella di quattro anni dopo, ad Hillsborough: 96 tifosi morti. Fra i 17 ed i 19 anni ero in Rhodesia a combattere. Tutte queste esperienze mi hanno insegnato che la vita è preziosa, per questo giocavo ridendo”.

Grobbelar ha dichiarato di essere ritornato all’Heysel. “Sono tornato nei luoghi in cui ho vissuto i miei orrori. Sono stato in Mozambico, in Zimbabwe, in Sudafrica ed anche all’Heysel. C’è una targa con i nomi dei tifosi morti. Mi sembra un po’ poco per le famiglie di quegli italani. Ora sto bene con me stesso, lavoro in Canada all’Ottawa Fury, dove faccio l’allenatore dei portieri. Buffon? E’ uno sveglio”.