Il futuro di Pep Guardiola sarà in Premier League, come ha annunciato lo stesso tecnico del Bayern Monaco in conferenza stampa, un paio di settimane dopo l’annuncio di Carlo Ancelotti come suo successore sulla panchina dei bavaresi. “Non sono un allenatore che resta 30 anni in un club, ho bisogno del cambiamento. Sono grato al Bayern Monaco per la grande opportunità che mi ha dato, la ragione per cui ho scelto di non rinnovare il contratto è semplice: voglio allenare in Premier League. Voglio vivere quella atmosfera e guardare avanti. Ho 44 anni ed è il momento giusto per andarci“.

Nessuna sconvolgente rivelazione: che il catalano sarebbe finito dall’altra parte della Manica lo sapevano anche le pietre e già dall’estate scorsa, quando si iniziò a parlare con insistenza di un suo passaggio alla corte degli sceicchi del Manchester City a partire dal 2016. E lo scenario è poi diventato sempre più concreto col passare dei mesi, fino ad assumere le fattezze del più classico dei segreti di Pulcinella. O forse no? In effetti, a guardar bene, Pep ha parlato di Premier League e non di Manchester City: “Ci sono delle offerte, ma non ho firmato ancora nulla. Quando avrò un nuovo club, lo comunicherò“.

Senza spingerci in chissà quali voli di fantasia, i club inglesi dotati degli argomenti giusti per convincere Guardiola sono tre: i due di Manchester e il Chelsea. Tutti ricchi, tutti già provvisti di una base-giocatori valida, tutti pronti a dare carta bianca all’ex blaugrana. Ma la realtà è che pare certo l’accordo con il Manchester City, e il mancato annuncio da parte di Guardiola rappresenta una semplice (e assolutamente corretta) forma di cortesia nei confronti di Manuel Pellegrini, che dei Citizens è ancora l’allenatore.

Guardiola ha anche rivolto un pensiero a Carlo Ancelotti (“allenatore perfetto per il Bayern Monaco, gli lascerò una grande squadra”) e uno, indiretto, alla Juventus, sua prossima avversaria in Europa: “Prima di andarmene, voglio vincere la Champions League“. Considerando che l’ultima Coppa vinta dai bavaresi la portò nel 2013 il dimissionario Jupp Heynckes, i bianconeri hanno di che preoccuparsi.